Milano e i Milanesi: Storia di un rapporto conflittuale

Milano e i Milanesi

Storia di un rapporto conflittuale

di Andrea Baldeschi
responsabile prodotti editoriali Elena Inversetti

con il contributo di
Matilde Sperlinga

“Luci a san siro, di quella sera, che c’è di strano siamo stati tutti là”

Roberto Vecchioni

Iniziava così la celebre canzone di Roberto Vecchioni, un elogio ad una delle cattedrali più belle di Milano, nel ricordo dei tempi che furono. Era il lontano 1971, da pochi anni era iniziato il fenomeno del Sessantotto, l’Inter si avviava alla vittoria del suo undicesimo scudetto e a governare la città c’era Aldo Aniasi, esponente del Partito Socialista Italiano. 

Altri tempi, si dirà: niente internet, niente smartphone o monopattini elettrici. Eppure, nella malinconia di chi quegli anni li ha vissuti, tra camicie a fiori e jeans a zampa di elefante, un elemento di continuità con il presente è ben delineato proprio dalle parole di Vecchioni. 

San Siro, simbolo di un popolo, ancor prima che di una città. Quello stesso simbolo che, volente o nolente, sta per essere definitivamente sostituito dalla “modernità”, con l’avallo di Inter, Milan e Comune di Milano (al seguente link trovate l’approfondimento sulla questione “Stadio” a cura di Fabio Ranfi).

Sono passati 50 anni. Nel frattempo, è caduto il muro di Berlino, Mani Pulite ha fatto strage di partiti e Milano si è trasformata sempre di più da capoluogo della Lombardia a vera e propria New York d’Europa.

Una metamorfosi fatta di benefici e sacrifici, figli di un sistema collaudato dalla grande mela che, se da una parte ha offerto leve e opportunità infinite, dall’altra ha accentuato un processo di depressione generalizzato che troppo spesso viene ignorato. Della serie, scegli: o la botte piena o la moglie ubriaca. E, tra la botte e la moglie, una pandemia globale. 

La seconda Repubblica Milanese

Facciamo un passo indietro: siamo nel 1994 e, dopo lo scandalo che ha spazzato via il vecchio PSI di Bettino Craxi, sta per essere inaugurato un nuovo modello politico, impersonificato nella figura di Silvio Berlusconi, imprenditore milanese pronto a prendere le redini del Paese per contrastare “la macchina da guerra” di Occhetto e di quel che restava del PCI. Ed è proprio da Silvio Berlusconi che parte la nostra storia. Pensateci: il milanese 2.0 d.o.c: ordinato, composto, elegante, un business man capace di trasformare in oro tutto quel che luccica. D’altronde, creare un impero imprenditoriale non è cosa da tutti: sfido chiunque fosse nato negli anni Novanta a non ricordare con gioia i pranzi post-elementari accendendo su Italia 1 e combattendo al fianco di Goku e i suoi amici contro i temibili cattivoni di turno.

Insomma, mentre SIlvio Berlusconi si accingeva a prendere casa a Palazzo Chigi, a Milano governava, dall’anno prima, Marco Formentini, primo Sindaco meneghino ad essere eletto direttamente dai cittadini. Orientamento politico? Lega Nord, che in quei tempi, un po’ come oggi, aveva un forte appeal tra le nuove generazioni, stufe di una politica trita e ritrita protagonista di scandali e “vecchie poltrone”. E’ qui che, dall’inizio degli anni Novanta al nuovo millennio, si consuma un cambiamento radicale da tradizione a innovazione, dal milanese imbruttito all’inglesismo sfrenato.

A livello politico governano tutti: Formentini, esponente della Lega Nord (giugno 1993 – maggio 1997), Gabriele Albertini di Forza Italia (maggio 1997 – maggio 2006), Letizia Moratti, anch’essa Forza Italia poi trasformatasi in Il Popolo della Libertà (maggio 2006 – giugno 2011), Giuliano Pisapia, esponente di una coalizione di Centro-Sinistra (giugno 2011 – giugno 2016) e Giuseppe Sala, tutt’ora sindaco della città e anch’egli leader del Centro-Sinistra.

Milano, nel corso di questi anni, si trasforma definitivamente, diventando un centro commerciale e industriale importante sia a livello europeo che a livello intercontinentale. Una città che corre, una città che avanza verso il futuro, una città che non lascia indietro nessuno.

Una città che non lascia indietro nessuno? Forse non è proprio così, non oggi per lo meno.

Elezioni amministrative 2021

Il 3-4 ottobre 2021 si sono tenute le elezioni amministrative nella città di Milano: Beppe Sala, con la coalizione di centro-sinistra, è stato riconfermato con il 57.73% dei voti, contro il 31.97% di Luca Bernardo (centro-destra). Al di là di vincitori e vinti, è molto interessante (e grave) constatare come soltanto il 47,69% dei milanesi (dati elaborati dal sito del Comune) si sia recato alle urne. Un risultato, questo, che non può essere in alcun modo ignorato. Certo, la disaffezione politica generale, dovuta a problemi di rappresentanza nazionale, esiste, inutile negarlo. Ma anche qui nella Milano 2.0 dove tutto sembra funzionare al meglio, qualcosa non va. A dimostrarlo, la curva discendente che, a partire dal 2011 (affluenza al 67.5%), ha avuto un costante declino, passando per il 54,6% del 2016 e, appunto il 47,69% del 2021.

Molto interessanti sono i dati relativi all’affluenza municipio per municipio:

Municipio 144,44%
Municipio 248,46%
Municipio 350,82%
Municipio 448,23%
Municipio 546,61%
Municipio 646,55%
Municipio 747,79%
Municipio 847,51%
Municipio 947,69%

Constatato che si tratta di un risultato ampiamente sotto la media, è paradossale come il municipio che abbia evidenziato la minor affluenza sia l’1, il cosiddetto “centro”. Segno, davvero, che anche nella parte più benestante della città ci siano alcune importanti crepe nella gestione amministrativa. 

Dunque, Milano terra di opportunità, ma per chi? Dipende dai punti di vista, o meglio, dai settori che si prendono come riferimento. È Innegabile che Milano, in quanto centro economico e commerciale di tutta Europa, rappresenti la meta ideale per chiunque voglia sfondare nel mondo del lavoro. Università all’avanguardia, aziende internazionali, sanità pubblica tra le migliori del Paese. Si tratta di una città che corre, ed il problema forse è proprio questo: ci si riesce davvero a star dietro

Vivere in città

Un primo spunto di riflessione è offerto dalla situazione immobiliare della città: secondo una ricerca di JobPricing, ad oggi, lo stipendio medio di una persona che vive e lavora a Milano è di circa 35.000 euro lordi all’anno, per uno stipendio mensile netto che si aggira intorno ai 1.800 euro (fonte PMI). Comprare casa in città diventa una chimera, considerando che le ultime rilevazioni della Commissione Immobili della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi mostrano come il costo medio di una casa si aggiri intorno ai 5.800 euro al mq, con un’incremento anno su anno dell’1.54%. Situazione che risulta imbarazzante se ci si sposta verso il centro, dove il prezzo al metro quadro sale fino ad arrivare a circa 10.000 euro.

La tabella mostra un resoconto aggiornato dei prezzi in base alla zona della città (fonte Immobiliare.it):

ZONAPREZZO AL MQ
Centro9.464 €
Arco della Pace, Arena, Pagano8.037 €
Genova, Ticinese7.089 €
Quadronno, Palestro, Guastalla7.685 €
Garibaldi, Moscova, Porta Nuova8.468 €
Fiera, Sempione, City Life, Portello6.082 €
Navigli5.862 €
Porta Romana, Cadore, Montenero6.329 €
Porta Venezia, Indipendenza6.825 €
Centrale, Repubblica6.027 €
Cenisio, Sarpi, Isola5.810 €
Viale Certosa, Cascina Merlata3.467 €
Bande Nere, Inganni4.095 €
Famagosta, Barona3.688 €
Abbiategrasso, Chiesa Rossa3.837 €
Porta Vittoria, Lodi4.435 €
Cimiano, Crescenzago, Adriano3.084 €
Bicocca, Niguarda3.267 €
Solari, Washington6.314 €
Affori, Bovisa3.088 €
San Siro, Trenno3.442 €
Bisceglie, Baggio, Olmi2.553 €
Ripamonti, Vigentino4.068 €
Forlanini2.728 €
Città Studi, Susa4.953 €
Maggiolina, Istria4.351 €
Precotto, Turro3.579 €
Udine, Lambrate3.696 €
Pasteur, Rovereto4.154 €
Ponte Lambro, Santa Giulia2.634 €
Corvetto, Rogoredo3.515 €
Napoli, Soderini4.815 €

A fronte di questi dati, Tecnocasa ha ribadito come ci vogliano circa 12 anni di retribuzione per potersi permettere un appartamento nel capoluogo lombardo. Situazione che, nel corso del 2022, peggiorerà: entro la fine dell’anno, il prezzo medio al metro quadro aumenterà ancora di circa il 4.2%.

Una Milano che, nella logica del mercato libero, diventa sempre più patria dei grandi imprenditori internazionali e sempre meno casa dei propri cittadini. Tanto è vero che, negli ultimi anni, si è verificato un flusso di emigrazione verso i territori della provincia non indifferente: comprensibile, se si pensa che la città con il prezzo più alto al metro quadrato0 degli appartamenti è Assago con un costo medio di 3.127 euro.

Stessa sorte anche per la questione affitti: mentre nel capoluogo lombardo la cifra oscilla tra un minimo di 12.83 € e 25.16 € al mq, in provincia la forbice è molto più larga, partendo da una base di 5.94 € ad un massimo di 18.63 €.

Vivere la città

Accostata al grande tema del “devo comprare casa” vi è un’altra questione non di poco conto: Milano è la città italiana prima per costo della vita. Gli ultimi dati resi disponibili dal Codacons dimostrano una disparità importante con il resto del Paese. Solo per i generi alimentari, per esempio, rispetto ad una media che si aggira intorno agli 87,19 euro in termine di costo dei prodotti, a Milano si spende sui 99,24 euro:

Stesso discorso per quel che riguarda servizi e beni di prima necessità, come una visita ginecologica (155 euro a fronte di una media di 120) o dal dentista (127 su una media di 108). Persino prendere il bus, a Milano, costa di più rispetto al resto del paese: 2 euro per biglietto su una media di 1,44:

La litania è sempre la stessa: Milano terra di opportunità, ma solo per chi se lo può permettere. Tanto è vero che la città della moda, a livello mondiale, si trova al cinquantaduesimo posto per costo della vita.

Come già accennato nei paragrafi precedenti, mutui e affitti risultano troppo alti rispetto allo stipendio medio. Ma non è tutto. Se, per esempio, si decide di andare a mangiare al ristorante, bisogna tenersi pronti a spendere, per due persone, una cifra che va dai 70 euro in su. Anche in questo caso, il dato è rilevante, considerando che andare al ristorante nelle altre regioni italiane costa decisamente meno (a Torino il 16% in meno, a Roma l’8%).

Anche sul fronte bollette, la situazione non cambia, con un incremento di circa il 28% per elettricità, acqua e gas rispetto, per esempio, a Bologna.

Volete iscrivervi in palestra? Nella città della moda, i prezzi anche in questo caso sono molto più alti rispetto alla media nazionale, con palestre e centri fitness che arrivano a costare anche il 60% in più rispetto ad altre regioni italiane.

Rifacendosi dunque all’ultima elaborazione Codacons su dati Mise (Ministero dello Sviluppo Economico), emerge come, sommando il costo di generi alimentari, beni e servizi, Milano raggiunga una cifra di circa 835 euro, molto più alta rispetto alla media nazionale di 737 euro.

Un altro dato interessante è stato elaborato da Numbeo, il più grande database per quel che concerne dati e statistiche sul costo della vita. Il questo particolare modello, viene mostrata la distribuzione delle spese di chi vive a Milano:

Dal suddetto grafico, risulta come le spese di prima necessità, affitto e spesa, sfiorino la soglia del 60% sul totale, dato emblematico che conferma quanto analizzato fino ad ora. Vivere a Milano costa, costa parecchio.

Una crisi (im)prevista?

Diciassette febbraio 2020: un uomo di 38 anni residente a Castiglione d’Adda, in provincia di Lodi, contrae una polmonite bilaterale acuta. Si tratta del primo caso accertato di Coronavirus in Italia. È l’inizio della pandemia più grave degli ultimi 100 anni. La Presidenza del Consiglio dei Ministri pone lo stato d’emergenza, il Paese si blocca, tutti devono restare a casa.
Tra le regioni d’Italia, la Lombardia è e sarà quella più colpita: 2,28 milioni di casi e circa 38.000 decessi. Iconiche sono le immagini dei camion dell’esercito costretti a trasportare le bare dei deceduti a Bergamo per mancanza di spazio.

In questo terribile contesto, Milano cede. O meglio, i Milanesi cedono.

La mancanza di contatti e di rete sociale, i periodi di lockdown, la paura del contagio hanno acutizzato un sintomo che già era ben presente in città: lo stress.

Milano, si sa, è la città della velocità: sveglia al mattino presto, caffè al volo, in ufficio alle 9.00, un’ora di pausa pranzo, si stacca (almeno) alle 18.00 e si torna casa. Un via vai continuo di persone, automobili, autobus, metropolitane. E se ad una situazione già di per sé precaria, ci aggiungi un virus inarrestabile, il sistema sociale non può che crollare, con tutto ciò che esso comporta.

Ecco perché, quando parliamo di difficoltà nel vivere a Milano, non possiamo soffermarci esclusivamente sull’aspetto economico. Esiste anche il contesto psicologico che è stato troppo spesso ignorato, fino a quando è stato scoperchiato come il vaso di pandora dal Covid-19.

Un’indagine di Studenti.it mostra come gli studenti lamentino un senso di apatia generalizzata, insonnia, irritabilità, letargia, scoppi di pianto incontrollati e immotivati: l’anticamera della depressione.

Ma non è tutta colpa del Covid. Se torniamo indietro di qualche anno, le statistiche non mentono. Solo nel settembre del 2017, infatti, il Corriere della Sera aveva pubblicato un articolo che forniva numeri impressionanti: 6.100 confezioni di sonniferi vendute quotidianamente dalle farmacie milanesi. Facendo due conti rapidi, significa che già allora almeno un milanese su 10 consumava sonniferi per dormire.

Vivere a Milano è difficile, e non solo da un punto di vista economico.

Per un futuro migliore

Milano, ci ricevi? Abbiamo bisogno di te.

La bassa affluenza alle elezioni amministrative, la forbice sempre più marcata tra ricchi e poveri, la difficoltà nell’arrivare a fine mese, l’aumento dei casi di depressione, le proteste degli studenti: i cittadini milanesi hanno bisogno di aiuto.

E allora, quale miglior occasione se non questa, dopo che il mondo si è fermato per due anni, per ricostruire fondamenta più stabili e sicure? Il Covid, in tutta la sua ferocia, ha mostrato il lato meno appariscente della nostra amata città, un lato tenebroso fatto di sacrificio e sudore, all’antitesi rispetto ai meravigliosi attici di City Life e agli aperitivi sulla terrazza Aperol.

Gli indicatori sono lì, basta saperli leggere: meno velocità, meno stress, meno corsa al risultato. Insomma, meno tutto.

Quel life-balance di cui si sente parlare deve diventare, almeno per una città all’avanguardia come Milano, un must irreversibile, un punto di partenza imprescindibile, quel “vi chiedo scusa” che tutti i Milanesi meritano dal capoluogo lombardo.

Più attenzione alle periferie, smart working per chi se lo può permettere, una socialità che parta dal basso, da chi questa città l’ha costruita e amata.

Insomma, Milano, se vuole recuperare il rapporto con i propri cittadini, deve rimettere al centro il rapporto umano e sacrificare, talvolta, quel simbolino a forma di Dollaro che svetta sulle cime più alte degli imponenti grattacieli.

Certo, “Se” vuole recuperare il rapporto.