Articolo di Francesco Angelone

L’appuntamento è per le 18:00, a Cadorna, schiaffato di fronte alla scultura che non ho mai capito cosa sia. Quella tutta colorata che sembra un ago con il filo e che forse quello è. Ma a me che me ne frega, che non voglio fare la sarta da grande. A me importa solo che ci arrivo davanti, senza spaccare troppo le calze.

Lo corteggio da una vita, il mio Romeo. Io stavo in terza, vado al Parini. Lui un passo più avanti, in quarta, la seconda aula sulla destra. Due anni in più lui, bocciato già una volta, ma bello da fare davvero schifo. Io non sono mai stata una cima a scuola e non sono mai stata questa gran cosa in generale. Ma il tempo è galantuomo, specialmente quando non sai ancora chi sei e perché lo sei e tutta questa roba qui. Insomma, alla mia età il tempo lo è, più gentiluomo di mio padre. Mamma non voleva saperne di questa mia storia e infatti ieri sera ci ho litigato di brutto, tra le cotolette impanate e le carote lesse. Non voleva saperne neanche di questo appuntamento, in verità. Poi però ho risolto, nel senso che non le ho detto niente e sono uscita. 

Giulietta deve sapere anche masticare veleno, se è innamorata. Io lo sono, quindi mastico. Oggi è il grande giorno, per me e forse pure per Romeo. Io non leggo nella testa degli altri, allora parlo per me e dico che sono cotta ed è il mio grande giorno. Sono così felice che saltello sulla base grigia a strisce della 61 che sa di gomma consumata e che però fa il suo lavoro, perché mi porta verso il futuro e, se regge il pavimento, anche a Cadorna. Passo da Pagano, ma solo di sfuggita, perché nessuno scende e l’autista ha fretta e fame, poi dritto in mezzo ai boschi. Guardo meglio e non sono boschi, ma chi se ne frega di cosa sono. Sono alberi, tanti e tutti sparsi, che sembra un bosco in mezzo alla città. Quindi va bene pure chiamarli boschi, tanto non siamo mica a scuola. 

Il buio comincia a calare, mentre le luci di Milano si accendono in tutta la loro quieta eleganza. Sto arrivando, manca poco, il cuore non me lo sento più nel petto, mi sta salendo in testa. Boom.

Francesco Angelone