Articolo di Caterina Buracchi

Una forte passione per una disciplina particolare e la capacità di materializzare progetti incredibili. Il nostro giovane Umano #0.3 sa mettere a disposizione del bene comune il proprio dono di unire i pezzi giusti per creare meccanismi funzionanti. Il suo obiettivo è quello di abbattere gli ostacoli della disabilità, tramite l’uso corretto e utile della tecnologia.
Questa è la storia di Greta Galli.

“Non c’é limite alla fantasia…”

Da piccola Greta passa molto tempo con suo nonno, tra cacciaviti e brugole, in un garage che sembra un laboratorio per inventori. Pezzi all’apparenza inutili vengono assemblati da mani esperte, creando oggetti che si rivelano soluzioni uniche nel loro genere. Questo dare vita mettendo le mani in pasta o, per meglio dire, nella cassetta degli attrezzi, affascina la bambina. Comincia così a piantare chiodi con un piccolo martello, regalatole proprio dal nonno, e con questo costruisce una casetta per gli uccelli, uno yoyo, una rete da pallavolo… Poi, quando compie quattro anni, riceve un regalo che le cambierà la vita: la sua prima scatola di Lego.
I famosi mattoncini le permettono di allenare l’abilità di scegliere i pezzi giusti per creare meccanismi interattivi. Alla passione per la meccanica, Greta presto unisce la pratica della robotica. Il suo primo robot costruito tutto da sola risale al periodo delle scuole medie.

“…soprattutto quando incontra la scienza”

In un giorno qualunque, tra scuola, amici e costruzioni Lego nella sua mansarda, Greta viene a sapere di un grave incidente subito da un caro amico di famiglia. Dopo qualche tempo viene dichiarato fuori pericolo di vita, ma ha perso entrambe le gambe. La giovane inventrice scopre quanto sia difficoltoso vivere la quotidianità per una persona disabile, perché, anche se siamo nel ventunesimo secolo, l’accessibilità e l’inclusività non sono sempre garantite. Per esempio come nel caso delle protesi: quelle più all’avanguardia hanno prezzi poco accessibili. Greta comincia così progettare Cyborgr3.

Cyborgr3 è una mano robotica fatta di Lego e dotata di quattro sensori che permettono alle dita di aprirsi e chiudersi. Questa splendida invenzione fa subito scalpore e diventa virale nel mondo degli appassionati dei famosi mattoncini, tant’è che di lì a pochi mesi Greta, viene invitata a Dublino per il Coolest Projects. Ha appena compiuto sedici anni. Si tratta di un meeting di giovani innovatori tecnologici provenienti da tutto il mondo, e lei è lì che sfoggia sorridente il suo Cyborgr3 attaccato al braccio.

Tornata in Italia viene invitata a presentarlo anche nelle scuole e davanti a platee di imprenditori: questa protesi non è solo un giocattolo, ha tutte le potenzialità per diventare la mano di persone con disabilità. La sua inventrice continua a migliorarla, tenendo aggiornato il suo pubblico tramite i social. In un post ad esempio scrive: “Cyborgr3 ha imparato a tenere in mano il cellulare” oppure, in occasione del 25 novembre, Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne,

Usiamo le mani per tutto. Ricordandoci di non usarle mai contro qualcun altro, perché quello è l’unico modo negativo che hanno di mostrare qualcosa

Vedere attraverso la tecnologia

Durante un tour in Italia nel 2019, Greta conosce Daniele Cassioli, il campione di sci nautico paraolimpico, nato cieco. Complici l’ispirazione data da questo grande atleta e i tempi lenti dati dal lockdown, causa Covid-19, nasce un altro progetto. Stavolta il focus è la disabilità visiva e Greta costruisce un bastone per ciechi, ovviamente a modo suo.

Si tratta di Guardo Io, un bastone rosso e bianco, proprio come quelli standard, disegnato e prodotto da lei grazie ad una stampante 3D, dotato di tre sensori e la predisposizione per un quarto. Sono proprio i sensori che comunicano alla persona, tramite il voice over del cellulare collegato via Bluetooth, se ci sono ostacoli e come superarli. Greta ha sopperito anche ad eventuali disfunzioni, ad esempio il caso di mancata comunicazione tramite Bluetooth se ci si trova in un ambiente attraversato da molte onde elettromagnetiche. L’ingegno colpisce ancora e prendendo in prestito il motorino del controller della playstation, il problema è risolto! Se i sensori non riescono a comunicare, allora il bastone vibra quando rileva un ostacolo. Ma quanto costa questo rivoluzionario oggetto di supporto? Attorno ai 60 euro! Greta non dimentica che l’accessibilità economica è un fattore determinante per essere realmente inclusivi.  A fine dicembre 2020 ha depositato il brevetto del suo Guardo Io, dimostrando che è possibile materializzare i propri sogni, se si persiste con tenacia e si promuovono con vera passione.

Con il sorriso sullo schermo

Oltre a dedicarsi alle sue invenzioni, Greta è molto attiva sui social, dove lei stessa si definisce “metà umano, un quarto robot, un quarto supereroe”. Utilizza queste casse di risonanza per incoraggiare i suoi coetanei ad dedicarsi a una passione e a non demordere se non vengono presi sul serio. Abitando in un paese di provincia sa bene cosa sia subire gli stereotipi, nel suo caso quello che amava fare veniva definito “da maschiaccio”, e cosa significhi passare per “quello strano”. Non si fa abbattere da questi commenti, che per qualcuno potrebbero rappresentare degli ostacoli, mostrandosi sempre entusiasta di quello che fa e il suo sorriso contagioso funge da supporto a chiunque la incontri… sul proprio smartphone. Scrive in un post su Instagram:

Siamo la generazione delle citazioni di Bukowski e delle ricerche copiate da Wikipedia.
Siamo la generazione dei giovani che hanno capito che in fondo c’è qualcosa che non va.
La generazione più criticata, più sottovalutata, quella che si è svegliata e ha capito che potrebbe cambiare il mondo e fottere tutti.
Siamo la generazione che nonostante le stragi, il terrorismo, i dibattiti in TV, la violenza sulle donne, la mafia, la droga, l’omofobia, la crisi, il bullismo, la fuga di cervelli, le intercettazioni e tutto il resto, qualcosa da raccontare la lascerà di sicuro, ma ancora non sappiamo cosa.

Tramite i social, in particolare con TikTok e il suo canale Youtube, condivide tutorial di basi di informatica e robotica, rendendo gli aspetti funzionali della tecnologia più fruibili e alla portata di tutti. Cerca di appassionare soprattutto ragazze, ricordando che l’ambito scientifico è legittimamente anche un ambito femminile. La nostra giovane inventrice comprende l’importanza di condividere le proprie conoscenze, perché questo fa sì che la loro utilità venga aumentata esponenzialmente.

Aiutare gli altri tramite quello che si ama fare è sempre possibile, questo è quello che ci insegna la nostra Umana #0.3. Lasciarsi alle spalle le incomprensioni tra diverse generazioni è sicuramente un passo doveroso da fare se vogliamo far fruttare al meglio le potenzialità dei giovani e di conseguenza il nostro futuro.

Lei è Greta Galli.

E tu? Che razza di Umano sei?

Vuoi saperne ancora di più sulla vita della nostra Umana #0.3? Allora ascolta il nostro podcast (o leggilo qui) e immergerti ulteriormente nella storia dei nostri resilienti umani!