Articolo di Caterina Buracchi

Lui fa musica che non può sentire.
Lui trasforma la musica e le sue emozioni in versi e segni.
Lui è Francesco Brizio, in arte Brazzo, ed è un cantante rap che canta con la voce e con le mani, ma non sente la musica.

Volere è potere, volare senza pare, in alto puoi andare, la voce può sfondare. Con le mani non fai salti mortali, insegui i segnali e vola senza ali.

La musica è una sfida personale

Francesco Brizio, in arte Brazzo, è sordo e questo non l’ha mai fermato. È nato sordo da una famiglia di sordi, ma ha iniziato a parlare all’età di 5 anni. Da quel momento ha intrapreso un percorso con la logopedista che è durato 10 anni, grazie alla quale adesso non solo parla, ma è riuscito a realizzare il sogno di quando era bambino: diventare un cantante rap. Inizialmente si vergogna di avere proprio quel sogno, lui, sordo dalla nascita. Poi un’amica lo spinge a provare e da lì non riesce più a farne a meno: il rap è già diventato la sua passione.

Inizia così la sua carriera, grazie al supporto di una logopedista e di Sara, che lo aiuta a tenere il tempo mentre canta. Nel 2016 esce il primo singolo e il primo videoclip della canzone Sono sordo mica scemo, una canzone forte e con un testo provocatorio.

Con le mie canzoni cerco di abbattere la barriera comunicativa e i pregiudizi, far conoscere il nostro mondo, le nostre difficoltà quotidiane e diffondere la lingua dei segni.

A gennaio 2020, Brazzo arriva sul palco di Italia’s Got Talent, dove si esibisce con il suo cavallo di battaglia Volere è potere commuovendo giudici e pubblico e superando le selezioni.

Provocare per farsi ascoltare

La musica di Brazzo non è fatta solo per essere ascoltata. I suoi pezzi rap sono accompagnati dai segni della LIS, la Lingua Italiana dei Segni, cosicché riescano a raggiungere anche quella parte della popolazione che non sente. Non tutte le persone sorde hanno intrapreso il lungo percorso logopedico di Brazzo, per cui la LIS per loro è l’unico modo per comunicare.

La Lingua dei Segni Italiana è una risorsa. È sinonimo di integrazione, identità e cultura. La LIS permette uno sviluppo cognitivo-linguistico-relazionale della persona sorda, consentendo al bambino sordo di sviluppare abilità linguistiche e intellettive prima ancora dell’acquisizione della lingua parlata. La LIS dunque è una vera e propria lingua. Per un bambino nato sordo o con una sordità acquisita nei primi anni di vita – in Italia sono uno su mille ogni anno– apprendere la lingua parlata/scritta è un processo complesso e che richiede anni di terapia logopedica. Infatti il non sentire i suoni, soprattutto le frequenze del linguaggio parlato, impedisce l’acquisizione spontanea della lingua vocale. La lingua dei segni italiana non è una forma abbreviata dell’italiano. Non è una mimica. Non è un codice morse. Non è un semplice alfabeto manuale e non è neppure universale, ma ha un lessico in costante evoluzione e regole grammaticali che consentono di “segnare” qualsiasi argomento, dal più concreto al più astratto. Ogni segno della LIS che viene eseguito da una o due mani è composto da diversi parametri: LUOGO, CONFIGURAZIONE, ORIENTAMENTO, MOVIMENTO. Ma come si parla con una persona sorda? Durante una conversazione, la persona sorda legge le parole decifrando i movimenti delle mani di chi sta parlando. Quindi si ascolta con gli occhi e si impara con la vista. Attenzione però è fondamentale guardarsi in faccia, sempre.

Dopo una battaglia durata più di 30  anni, finalmente il 19 maggio 2021 questo riconoscimento è arrivato. Seppur ultimi in Europa, anche i sordi italiani vedono riconosciuta la propria lingua dallo Stato. L’accettare con serenità la propria sordità è un passo da fare individualmente, ma è dovere collettivo rendere questo passo più semplice tramite l’integrazione.

La conoscenza è fondamentale, ma noi ci siamo sempre dovuti arrangiare da soli.

L’Umano #0.8 ci canta “O mi accetti o non mi accetti, non si parla di difetti… Tirar fuori ciò che sono, sai, mi aiuta: ora la mia voce non è più così muta”.
La sua storia ci ricorda che è possibile fare molto più di quanto si pensi: sia per realizzare i propri sogni, sia per quanto riguarda la reale inclusione sociale.

Lui è Francesco Brizio, in arte Brazzo.

E tu? Che razza di Umano sei?

Vuoi saperne ancora di più sulla vita del nostro Umano #0.8? Allora ascolta il nostro podcast (o leggilo qui) e immergerti ulteriormente nella storia dei nostri resilienti umani!