Nel 2002 nasce in Italia la prima realtà dedicata alla CSR, la responsabilità sociale d’impresa, fondata da Rossella Sobrero, co-fondatrice e presidente di Koinètica, che coinvolge le attività realizzate dalle grandi, piccole e medie imprese e che ha l’obiettivo di studiare l’impatto sociale ed etico sia verso i propri dipendenti sia verso la comunità esterna. A tal proposito, Sobrero è l’organizzatrice del Salone della CSR e dell’innovazione sociale, l’appuntamento della CSR italiana, dove condividere esperienze e cambiamenti sociali.
Il Salone della CSR ci ha insegnato che la complessità che viviamo porta con sè tante contraddizioni che devono prima essere comprese per essere risolte. A questo riguardo, Rossella Sobrero rende noto che la complessità cresce non solo sullo sfondo geopolitico, economico ed internazionale, ma anche nella realtà che viviamo.
L’elemento chiave che aiuta a combattere questa difficoltà è proprio la responsabilità sociale, una corretta scelta strategica cui deve ricorrere l’impresa. Tale responsabilità è stata anche una scelta per ottimizzare i prodotti e i processi, come, ad esempio, ridurre gli scarti, eliminare le dispersioni dal punto di vista energetico, migliorare la qualità del prodotto. Da alcuni recenti studi è emerso che un prodotto di qualità è anche un prodotto sostenibile: «Per l’impresa, ottimizzare i processi e migliorare i prodotti non può essere un’azione tattica, ma deve essere una decisione presa al livello strategico».
Risulta interessante il punto di vista della fundraiser Giulia Barbieri, co-fondatrice di Non Profit Factory, che si pone il quesito su come questi cambiamenti potranno impattare sui rapporti tra il mondo profit e il mondo non profit, e, inoltre, quali alleanze e partnership potranno essere reciprocamente più vantaggiose.
Dal punto di vista di Sobrero, è necessario che i mondi profit e non profit collaborino insieme in un percorso di co-progettazione, influenzandosi positivamente a vicenda e, intanto, attenendosi ognuno ai propri ruoli. Anzitutto, è doveroso verificare che ci sia una comunanza di valori e una corretta comunicazione tra una realtà non profit e un’azienda, per assicurarsi un corretto approccio iniziale.
Altro fattore significativo – di cui devono avvalersi sia l’impresa sia gli enti del terzo settore – è la scelta di una realtà aziendale che abbia una reputazione molto consolidata, in modo da avere la possibilità di poter discutere insieme riguardo determinati percorsi o scelte da adottare.
Ciò potrebbe anche evitare di correre il rischio di social washing, che letteralmente significa «lavaggio sociale», un fenomeno attraverso il quale un’organizzazione tende a utilizzare pratiche apparentemente responsabili socialmente o sostenibili per migliorare la propria immagine pubblica senza un reale impegno nel promuovere cambiamenti concreti. Tali pratiche possono, infatti, creare un’apparenza di responsabilità sociale, ma spesso mancano di un impatto tangibile e significativo nella loro attuazione.
Per potersi distinguere dal rumore di fondo è essenziale ricorrere a una comunicazione «corretta e trasparente», strumento importante per raccontare in modo chiaro e diretto qual è l’obiettivo che si intende raggiungere.
Ma che Razza di Umani è il videopodcast che intercetta e racconta chi opera nel sociale (non profit o terzo settore), agendo ogni giorno per migliorare il contesto che abita. È un progetto editoriale di Spazio Umano APS e si propone di essere un luogo che favorisce il contatto tra bisogni e risposte.
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