Matteo Bortolotti, il superpotere della scrittura – ep.41

  • Aired on 16 Aprile 2025
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Matteo Bortolotti, il superpotere della scrittura - ep.41
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Divulgatore, formatore, sceneggiatore, romanziere, insegnante, attivista…sono alcune delle tante vesti che ricopre Matteo Bortolotti, il geniale scrittore in giallo, epiteto più che appropriato.
Si catapulta nel mondo della scrittura poco più che adolescente e, fin da subito, fa delle parole il suo portento più grande, il suo superpotere, la sua occasione di crescita personale da cui emerge una forte umanità, elemento fondamentale per mettersi al servizio degli altri e anche del non profit.

Autore de La scrittura geniale ne risalta il concetto di come l’Intelligenza Artificiale possa scrivere molte cose al posto nostro, ma non potrà mai scrivere quello che pensiamo, sentiamo e desideriamo, e di come scrivere sia il mezzo più potente che possiamo usare per lo sviluppo della nostra personalità.

Matteo collabora con la Fiera Internazionale e Festival sull’Innovazione Tecnologica e Digitale (We Make Future) ed è, inoltre, Segretario e Consigliere di ScriptaBo, l’Associazione delle Scrittrici e degli Scrittori di Bologna e dintorni presieduta da Carlo Lucarelli, scrittore e sceneggiatore, con il quale ha collaborato come autore della serie TV RAI L’Ispettore Coliandro.

«Scrivere è uno strumento fondamentale per costruire storie fantastiche da condividere. Serve a ideare, organizzarsi, progettare qualsiasi cosa; è fondamentale per comunicare con gli altri e con se stessi. Insomma: la scrittura non serve per scrivere, scrivere serve per pensare davvero».

La scrittura come cura dell’anima

«Ho vinto qualche partita, ne ho perso qualcun’altra. Un giorno mi sono accorto che non c’era nulla da perdere».

Quel giorno risale al 1996, un anno memorabile per Matteo. A causa della diagnosi di sarcoma di Ewing, una forma rara di tumore per la quale c’era una possibilità di sopravvivenza del 5%, il giovane scrittore si ritrovò proiettato in una dimensione completamente diversa, rispetto a quella che vive un normale sedicenne.

«A 16 anni la morte è un mito, una leggenda che ti raccontano gli adulti per spaventarti, per costringerti a lavorare sul concetto di futuro. Poi, ho scoperto essere nient’altro che fiction, una costruzione nella quale possiamo soltanto sperare o credere».

Dopo il pesante periodo di cure mediche, durato quasi tre anni, Matteo racconta di come sia stato vittima di una condizione post-terapia, chiamata Chemio brain, un insieme di effetti collaterali che comportano un’incapacità verbale e cognitiva. È stato questo il momento esatto in cui la scrittura è piombata di colpo nella sua vita, per riportare quella curiosità e quell’allegria che ha da sempre caratterizzato il Matteo bambino.

«La scrittura è arrivata all’improvviso ad aiutarmi, a ritrovare me stesso, a ritrovare anche gli altri, persino a ritrovare quel futuro che non è nient’altro che fiction in queste condizioni e che, invece, mi ha permesso di aggrapparmi a qualcosa e di ricominciare a ricostruirmi, passo dopo passo, senza dovermi fidare esclusivamente del mio cervello».

Da quel momento, la scrittura ha rappresentato quel valore aggiunto che lo ha accompagnato nel suo percorso di crescita e da lì in poi non si è più fermato «perchè quando poi mi hanno detto che sarei sopravvissuto, io ho dato me stesso alla scrittura».

La comunicazione sociale attraverso la scrittura

Arriviamo al 1999 quando due incontri sono fondamentali per la carriera già nascente di Matteo: Loriano Macchiavelli e Maurizio Matrone, due scrittori di rilievo che lo hanno prontamente coinvolto nell’Associazioni Scrittori e Scrittrici di Bologna e dintorni.

Da lì in poi, la passione per la scrittura ha incrociato il mondo del non profit ed è stata crescente la volontà di far arrivare agli altri una comunicazione onesta e pulita. Uno strumento imprescindibile per chi opera nel Terzo settore è un qualcosa che ci può permettere di comunicare qualcosa di forte, ovvero la scrittura, ancora una volta, che «ci costringe a fermarci, a svuotare i nostri pensieri dentro a un pezzo di carta, dentro a un contenitore, anche digitale».

Matteo ha avuto l’opportunità di partecipare a diversi progetti sociali, tra questi vi è la collaborazione con la casa circondariale di Bologna col fine di far arrivare in particolar modo la potenza della scrittura nella realtà penitenziaria relativa alla massima sicurezza.

Quando Matteo collabora con il Terzo settore, svolge principalmente un’attività di retelling e reframing dei concetti e delle storie, portando le storie delle persone all’interno delle aziende, delle organizzazioni mediante un’attività che lui chiama empowerment storytelling, che consiste nel ri-raccontare storie personali, come ad esempio di alcuni dipendenti aziendali affetti da disabilità. Si tratta di una collaborazione con FONDAZIONE ASPHI, un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale che si occupa di tecnologia e disabilità, nello specifico con attività di storytelling e di divulgazione degli accomodamenti ragionevoli sul posto di lavoro. Questa collaborazione nasce dal desiderio di sensibilizzare il più possibile e di riconoscerci nella ricchezza della nostra diversità.

A tal proposito, Marco ci racconta di un episodio vissuto durante il suo periodo di malattia.
Non riuscendo più a scrivere manualmente a causa delle forti cure e dei conseguenti effetti collaterali subiti e non riuscendo più a veder bene da vicino, un caro amico di famiglia gli ha procurato uno dei primi laptop, grazie al quale Matteo ha scoperto la scrittura dattilografica in digitale. Attraverso questo atto generoso, il promettente scrittore ha continuato a scrivere in attesa di riacquistare completamente l’utilizzo della mano. È grazie a gesti come quello che ha avuto un amico nei confronti di una persona in difficoltà che possiamo ritrovarci a metà strada e che possiamo sensibilizzarci gli uni con gli altri: questo è esattamente ciò che generalmente succede grazie ai gesti volenterosi di chi opera nel Terzo settore.

Il cambiamento che scrittura e lettura generano in noi

Matteo collabora anche con le biblioteche, in particolare attraverso il Patto per la Lettura, uno strumento scelto dal Comune di Milano per avviare un’azione capillare di contatto e di conoscenza fra i lettori, così da ridare valore all’atto di leggere. L’intento è quello di indirizzare le persone verso la riflessione sulla libertà di parola, perché tutti hanno il diritto di essere ascoltati, e la lettura può servire anche a questo: leggere e scrivere aiutano a sviluppare l’empatia.

Pare addirittura che la nostra fisiologia cambi quando noi esperiamo delle storie e a dimostrarlo sono le neuroscienze: raccontare una storia può cambiare le persone che la ascoltano e le persone che la raccontano nuovamente.

«La vittoria è vivere la vita facendo ciò che consideriamo davvero significativo. È questo che mi ha insegnato la scrittura, a dare senso».

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