Marta Grelli, la disabilità è una questione di misure – ep.45

  • Aired on 14 Maggio 2025
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Marta Grelli, la disabilità è una questione di misure - ep.45
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«Noi vogliamo far sì che le persone disabili viaggino in autonomia»

Questo è il mantra di Marta Grelli, una ragazza di 26 anni a cui il Presidente Sergio Mattarella ha conferito l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, il primo degli Ordini cavallereschi nazionali che viene attribuito per aver acquisito benemerenze verso la Nazione nel campo delle scienze, delle lettere, delle arti, dell’economia e nel disimpegno di pubbliche cariche e di attività svolte ai fini sociali, filantropici ed umanitari.

Quella di Marta è la storia di una ragazza che ha una passione per i viaggi, che è stata al contempo intrecciata a una tematica importante e delicata: la disabilità, dalla quale si evince una particolare sensibilità scaturita consapevolmente dall’incontro con una persona, rivelatasi poi un caro amico. Si tratta di Marco, un ragazzo ipovedente.

«Con Marco mi si apre un mondo, scopro che le persone disabili possono essere attive nella società, possono comprare, possono viaggiare, possono fare cose»

Come nasce Travelin e come funziona

Le persone disabili sono molto limitate, non per la loro condizione di disabilità che sfortunatamente vivono, bensì a causa della nostra società che pone dei limiti di mobilità e non sempre permette loro di avvalersi dei servizi messi a disposizione di tutti.

Da qui l’idea di fondare – insieme a un gruppo di amici – Travelin, un progetto ideato per consentire a tutti di viaggiare, senza ostacoli e senza barriere.

«Travelin è nata un così: per passione, consapevolezza e con l’obiettivo di realizzare un’idea di impresa che avesse soprattutto forti impatti sociali»

La scelta di questo nome non è casuale.

«Si chiama così perchè fin da subito abbiam voluto non essere protagonisti del mondo della disabilità, ma essere protagonisti di un mondo, anzi di un mercato, già esistente e proficuo, che era quello del turismo»

Quindi, è stato scelto un nome che richiamasse il verbo viaggiaretravel, appunto – a cui è stato aggiunto la particella finale in, che ne completa il significato di inclusività, ma anche di innovazione.
Travelin vuole essere non solo una piattaforma digitale ma un sistema di servizi disponibili agli utenti del turismo accessibile.

«Vogliamo spargere il verbo dell’accessibilità altrimenti questa società non la cambiamo»

Ma come funziona precisamente Travelin?
Il progetto si serve della piattaforma B2C – acronimo di Business to Consumer -, ovvero un modello di business che prevede che un’azienda venda prodotti o servizi direttamente al consumatore finale.
È un modo, quindi, per aiutare le aziende a raccontare e a migliorare la propria accessibilità.

«Raccontare è essenziale, perchè il grosso problema per cui le persone con disabilità faticano a viaggiare è che non conoscono l’accessibilità delle strutture»

La risposta delle aziende verso questa proposta non è sempre positiva: il progetto è rivolto soprattutto a a un insieme di strutture piuttosto che piccole strutture. Spesso, i piccoli imprenditori non riescono a capire il vantaggio di questa soluzione e, di conseguenza, non intendono investire denaro per aiutare altre persone, «ecco perché è importante fare formazione, far capire alle imprese che la disabilità si affronta con strumenti e competenze variegate e soprattutto che non è un peso ma anche un driver di crescita sostenibile».

Il compito di Marta e degli altri componenti che fanno parte di questa startup è quello di raccogliere dati oggettivi e tecnici, quali misurare la larghezza dell’ascensore, l’altezza dei gradini o la larghezza delle porte; i dati raccolti vengono poi trasferiti sul software con conseguente resoconto finale a disposizione delle persone, in modo che possano valutare al meglio le proprie esigenze con quelle che offrono le strutture turistiche. Se vengono fornite le informazioni giuste, poi la gente è in grado di viaggiare da sola.
In sostanza, gli utenti della piattaforma creano un account, pianificano itinerari di viaggio inserendo punti di interesse, filtri di accessibilità e budget, e condividono il risultato con la community. Altri utenti possono poi personalizzare questi itinerari in base alle proprie esigenze, incluse quelle economiche, tematiche o di accessibilità, come nel caso di persone cieche che cercano musei attrezzati.

«Quando una persona non riesce a fruire di qualsiasi cosa, gli si pone davanti una barriera, quindi è quella che noi vogliam sfondare»

La startup come opera sociale

La decisione di fondare una startup è stata studiata correttamente a tavolino. Prima di prendere tale decisione, Marta e i suoi collaboratori hanno analizzato attentamente il mercato, che vanta miliardi di euro nel mondo e milioni di euro in Italia; nonostante questo, le persone disabili non hanno piena possibilità di viaggiare liberamente, perciò, ponendo l’attenzione sul mercato del non profit che sta capitanando questa parentesi di accessibilità, sono giunti a una conclusione: lo scoglio più grande da affrontare risiede nelle associazioni locali. «L’impegno dei Comuni è particolarmente importante perché, grazie ad essi, le attività locali hanno l’opportunità di indicare la modalità di accessibilità delle proprie strutture ed essere mappate per estenderne la conoscenza al pubblico».

La disabilità non divide

Un libro particolarmente apprezzato da Marta è stato quello di Ilaria Crippi, un’attivista disabile che si occupa di promozione dei diritti delle persone con disabilità. Lo spazio non è neutro narra di come la disabilità non sia un fattore divisivo. Nessuno, infatti, direbbe di essere a favore della discriminazione delle persone con disabilità. Chiama a sé innanzitutto chi ha a cuore altre battaglie di giustizia sociale guidandoci verso una nuova percezione dello spazio, della socialità e dell’attivismo.

«C’è la possibilità di cambiare, e allora affrontiamolo questo cambiamento»

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