Marco Petrelli, il potere delle relazioni umane – ep.48

  • Aired on 4 Giugno 2025
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Marco Petrelli, il potere delle relazioni umane - ep.48
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«Ho conosciuto questa realtà che è accattivante dove, appunto, senti onde, vibrazioni molto particolari, molto diverse da quelle alle quali si è abituati nella vita di tutti i giorni»

Questa dichiarazione appartiene all’imprenditore Marco Petrelli, già presidente di Cena dell’Amicizia, un’associazione di volontariato milanese, la quale provvede all’accoglienza e al reinserimento nella società di persone senza una fissa dimora, in condizioni di grave emarginazione sociale.

Il significato del nome: Cena dell’Amicizia

«Il nome nasce con la genesi dell’associazione nel 1968, quando un gruppo di giovani amici ha deciso di invitare delle persone senza fissa dimora a una cena, che fosse una cena e non una mensa»

Dunque, la scelta del nome dell’associazione non è casuale.
Il fine, ampiamente raggiunto, è stato proprio quello di restituire quel senso di accoglienza, di ospitalità, di calore e di familiarità a tutti coloro che, per tanti motivi, non erano più nelle condizioni di avvertirne anche solo la sensazione.

La cena, che da sempre rappresenta un momento di raccoglimento e condivisione, è stato il mezzo per cui questa associazione ancora oggi, dopo tanti anni, è in piedi. L’idea di cena è rimasta invariata per tutto il tempo, quindi volontari e ospiti cenano insieme, nello stesso posto e allo stesso tavolo.

La missione

L’associazione è frequentata da circa ottanta volontari che erogano quasi diecimila ore di volontariato all’anno e prestano la loro disponibilità in vari settori, in base a dove c’è più bisogno.
Operatori e volontari – studenti, lavoratori e pensionati – «si impegnano ogni giorno per curare il profondo disagio psicologico e affettivo che affligge i senzatetto e chi si trova in una situazione di grave emarginazione sociale».

La Cena del Martedì è un incontro settimanale che continua ad avere luogo da 55 anni.
Nella metà del pomeriggio, i volontari provvedono ad allestire la sala e la cena. Una volta arrivati, gli ospiti si ritrovano in un momento ricreativo, e, una volta terminato, si prosegue con la cena.

«Il martedì, io dico che è una grande festa dove ci sono dei nonni che trovano almeno per due o tre ore alla settimana dei nipoti affettuosi e la cosa bella è che si creano delle relazioni che vanno al di là del martedì»

I servizi di accoglienza e recupero

Relazione, dignità e progetto sono le parole chiave dell’associazione. Parole che si intrecciano con le problematiche e le esigenze che appartengono agli ospiti che abitano l’associazione.
Si tratta di persone afflitte da debolezze e fragilità di natura fisica, psicologica , affettiva o economica, «e noi pensiamo che queste debolezze non siano un motivo per togliere la dignità a queste persone».

Perciò, nel 1989 nasce il centro notturno di accoglienza Clemente Papi , con il sostegno di Fondazione Cariplo. Il centro ospita12 uomini senza dimora, sette giorni su sette per tutto l’anno.

«Noi accogliamo delle persone sulle quali scommettiamo per cercare di facilitare e realizzare il loro reinserimento nella società, partendo dalla cura del sè, dall’igiene, dalla disciplina e che poi possa ritrovare, per quanto possibile, la salute psichica, fisica, e possa ritrovare la via verso l’autonomia»

Centro di Accoglienza Diurno Ermanno Azzali – che prende il nome dal suo fondatore Ermanno Azzali, appunto – è uno spazio di sperimentazione di lavoro e socialità per quindici uomini e donne. Qui presta servizio un’educatrice esperta che si occupa dell’accoglienza degli ospiti.

Casa di Alessia, invece, è la terza accoglienza: si tratta di un appartamento condiviso da tre uomini e tre donne, impegnati in un percorso di autonomia e responsabilizzazione, con il supporto di un educatore e dei volontari.

Gli Appartamenti protetti ospitano persone che hanno raggiunto un livello di autonomia tale per cui possono vivere la loro vita in modo relativamente indipendente, seppur con un minimo di assistenza da parte degli operatori.

Pertanto, tutto ciò esprime e racchiude il senso compiuto di Cena dell’Amicizia, più che un’associazione. Si potrebbe definire una grande famiglia con cui condividere momenti di vita importanti, difficili e delicati, che aiutano a risalire in superficie grazie al supporto di tutti coloro che ogni giorno sono al servizio del prossimo. L’associazione elargisce il sostentamento necessario a persone che, in primis, sono esseri umani in cerca di quella dignità che non è del tutto perduta.

«Con Cena dell’Amicizia ho una relazione lunga più di 30 anni, ne ammiro la dedizione con cui si fanno le cose, anche le più piccole, senza chiedere nulla in cambio»

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