Guya Raco, il filo rosso che cambia il mondo – ep.47

  • Aired on 28 Maggio 2025
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Guya Raco, il filo rosso che cambia il mondo - ep.47
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Resilienza, cura e cambiamento. Questa triade basterebbe per descrivere la personalità di Guya Raco, una consulente esperta di impatto sociale e di promozione del Dono.

Appassionata da sempre dalla Storia del teatro e dalla Storia dell’arte, Guya intraprende una formazione prevalentemente umanistica e dopo aver conseguito la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia del teatro all’Università di Pavia, scopre per caso un corso di alta formazione riguardante l’Economia e la Gestione dei beni artistici e culturali, organizzato dall’Università SDA Bocconi di Milano.
Da lì in poi, Guya ha incontrato il marketing, la comunicazione e, per la prima volta, il fundraising, «intuendo fin da subito che sarebbe stato lo strumento con cui avrei potuto sostenere le organizzazioni non profit, e, a mio modo, avrei contribuito a cambiare il mondo».

Catapultata da subito in questo mondo, Guya parte per Bertinoro dove decide di frequentare The FundRaising School, la prima scuola italiana specializzata nella raccolta fondi.
Qui, compie le sue prime esperienze in ambito teatrale e culturale, segnate da un po’ di sconforto perchè la realtà di trent’anni fa non è uguale a quella che viviamo oggi: cultura e fundraising erano due tangibili che non percorrevano insieme la strada, ma, col trascorrere degli anni, tutto è migliorato, fortunatamente.

«Quindi ho trovato il mio filo rosso in cui mi sentivo di poter essere utile, di poter contribuire a migliorare le cose, quindi questa è un po’ la mia motivazione: sentirmi utile»

Le caratteristiche ideali di chi opera nel non profit

Per Guya, due delle caratteristiche che descrivono la personalità-tipo di chi opera nel non profit – e che meriterebbero di essere acquisite anche dal resto della società – sono: curiosità e attenzione verso l’altro.

Curiosità è sinonimo di essere curiosi di quello che ci accade intorno, che, di conseguenza, significa anche essere attenti e predisposti verso gli altri. Essere, quindi, accoglienti, saper cogliere, saper leggere, saper guardare oltre sospendendo il giudizio verso gli altri, per cui accoglierle nelle loro fragilità e nei loro punti di forza. Prediligere, pertanto, quest’attenzione all’umano.
Questi dovrebbero essere i due tratti distintivi tipici di chi vive a pieno il mondo del terzo settore.

Essere consapevoli è il punto di partenza

«Io son stata sempre molto consapevole e convinta che io debba essere me stessa nella mia vita personale, nelle mie relazioni personali e nella mia vita professionale. Non esiste una suddivisione, ovviamente esistono dei ruoli, delle etichette, delle convenzioni, però io sono io e quindi sono sempre stata molto libera»

È questa la filosofia di vita che abbraccia e condivide Guya, quella che le permette di essere senza filtri.
Si definisce una persona curiosa e ricca di interessi diversi, tanto da definirsi multifunzionale, ovvero un tipo di personalità che cura passioni e interessi anche distinti fra loro; questa caratteristica viene trascinata da Guya anche in ambito professionale, imparando a modellarla in base alle situazioni e alle esigenze del momento.

«Ho imparato molto ad abbassare il giudizio delle situazioni, a non pensare che debba salvare le organizzazioni o il mondo, ma ascolto le organizzazioni e insieme a loro collaboro per costruire quella modalità o di valutazione di impatto sociale o di promozione del Dono»

Guya non ha mai avuto la pretesa di dover insegnare o convincere qualcuno, infatti è una professionista che mette a disposizioni le sue competenze e le sue esperienze al servizio di chi più ne ha bisogno.

Il valore relazionale

Testare il valore delle relazioni in ambito professionale è molto importante, è la base da cui partire per provare a conoscere un’organizzazione o un ente.
Questo genere di lavoro è basato fondamentalmente sul far arrivare la consapevolezza all’interno delle organizzazioni.
Le relazioni non sono soltanto un oggetto strumentale: c’è bisogno di curarle e custodirle, due termini simili ma differenti. L’intento è quello di custodire qualcosa di importante, ma si riesce a compierlo solo nel momento in cui si riconosce che questi tipi di lavori o attività posseggono un valore aggiunto, «perchè se io non lo riconosco, diventa tutto molto strumento, tutto molto difficile e non lo porto avanti».

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