Abbandono scolastico: un’indagine in Italia, in Europa e nelle città

«Per la prima volta la dispersione scolastica scende sotto la media europea. Dal 2023 al 2025 abbiamo restituito prospettive e opportunità a mezzo milione di giovani». ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, in un comunicato a maggio 2026.

Secondo l’indagine di Osservatorio #conibambini, nato da una collaborazione tra Openpolis e l’impresa sociale Con i bambini, nel 2025 la quota di giovani tra 18 e 24 anni che hanno lasciato la scuola prima del diploma è scesa all’8,2% e l’obiettivo europeo del 9%, fissato per il 2030, è stato raggiunto. Il dato è ancora più significativo, se si guarda agli ultimi decenni: a metà degli anni Duemila la quota superava il 20%, per poi scendere sotto il 14% negli anni Dieci.

L’indagine permette di mappare la situazione di abbandono scolastico in Italia, in Europa e nelle città, analizzando i dati di Istat ed Eurostat, ed entrare nel dettaglio di quell’8,2%.

Il quadro europeo

Nel 2025 la media europea di abbandono scolastico era del 9,1%, una quota sempre più vicina alla soglia del 9%. In questo contesto l’Italia rientra tra i 17 paesi che hanno già raggiunto il target. La situazione varia da paese a paese. In particolare:

  • Romania e Germania sono i paesi in cui il fenomeno incide maggiormente, con il 15,5% e il 13,1%;
  • Spagna è terza per incidenza (12,8%);
  • in Francia si attesta al 7%;
  • in Polonia l’incidenza è ancora più contenuta e si ferma al 4%.

Un altro dato importante che l’indagine riporta riguarda le differenze all’interno dei singoli paesi, in particolare tra città e aree rurali. A livello europeo il fenomeno colpisce soprattutto le aree ad urbanizzazione intermedia (10,1%) e quelle rurali (9,6%), coinvolgendo relativamente meno le città (8%).

Le discrepanze territoriali nei comuni italiani

Rispetto ai dati nazionali, quelli relativi alle città italiane, cioè i comuni capoluogo di 14 città metropolitane, fanno riferimento a una rilevazione del 2021 e ricostruiscono il fenomeno in modo più disaggregato. Ne citiamo qui solo alcuni casi. Secondo l’Osservatorio, gli abbandoni scolastici precoci incidono maggiormente:

  • a Catania, dove oltre un giovane su quattro ha lasciato la scuola prima di raggiungere il diploma (26,5% nel 2021);
  • a Palermo, al secondo posto con il 19,8%;
  • a Napoli, al terzo con il 17,6%.

Valori intermedi si registrano:

  • a Cagliari (16,3%);
  • a Messina (14,6%);
  • a metà classifica Genova e Bari, entrambe con il 13,8%.

I livelli più bassi si registrano a Roma e Reggio Calabria, entrambe sotto il 10%.

Il peso del disagio socio-economico

Un altro indicatore significativo, oltre a quello uscite precoci dal sistema di istruzione, è l’incidenza delle famiglie con potenziale disagio economico, cioè la quota di famiglie con figli, con persona di riferimento under 65, prive di redditi da lavoro o da pensione: una condizione che espone direttamente il nucleo familiare alla povertà.

I grafici allegati all’indagine mostrano chiaramente la situazione e confermano una tendenza: al crescere della percentuale di famiglie in potenziale difficoltà economica, tende ad aumentare anche il tasso di giovani (18-24 anni) che abbandonano gli studi prima del tempo.

Un’indicazione coerente arriva anche dalla rete europea Eurydice, secondo cui «la condizione socioeconomica degli studenti pare esercitare l’influenza più forte sulla probabilità dell’abbandono precoce dei percorsi di istruzione e formazione rispetto ad altri fattori». Inoltre, sembrano avere particolare rilievo «situazioni familiari difficili come disoccupazione, basso reddito del nucleo familiare e scarsi livelli di istruzione dei genitori».

Le sfide per il futuro

L’8,2% è un risultato importante per l’Italia, ma l’abbandono scolastico continua ad accompagnarsi allo svantaggio economico delle famiglie e alle differenze tra territori. Intervenire alla radice di questo svantaggio è cruciale per il futuro dei giovani: per consolidare il risultato occorre garantire pari opportunità a tutte le studentesse e a tutti gli studenti.

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