«Volevamo capire quanto pesa davvero il Terzo settore», spiega Mario Rocco, Valuation, Modelling and Economics Leader di EY in Italia, in un’intervista per Avvenire. «Ci siamo trovati di fronte a un patrimonio informativo ricco ma frammentato, con dati raccolti da soggetti diversi e metodologie spesso non comparabili. A rendere il quadro ancora più complesso si aggiunge un rilevante sfasamento temporale: alcune fonti vengono aggiornate rapidamente, mentre altri dati vengono pubblicati con un ritardo di due o tre anni, restituendo una fotografia che rischia di essere già superata nel momento in cui viene pubblicata. Solo mettendo insieme tutti questi tasselli è stato possibile misurare il valore reale del settore».
In Italia il terzo settore è presente in maniera esponenziale, ma misurare con precisione il suo valore non è semplice: i dati sono reperibili fra enti diversi (come, ad esempio, Agenzia delle Entrate, Ministero dell’Economia, fondazioni bancarie e altri soggetti) che spesso non utilizzano gli stessi parametri. Diventa, dunque, difficile compararli. A tal proposito, EY Foundation ed EY-Parthenon hanno tentato di mettere ordine a questa frammentazione attraverso una ricerca più strutturata col fine di creare una base informativa unitaria.
I numeri principali
Il valore economico stimato per la filantropia privata e per il volontariato in Italia è vicino ai 25.000.000.000 di euro. Secondo quanto emerge dalla ricerca di EY, il valore complessivo delle entrate riconducibili alla filantropia economica privata è stimato in circa 12.700.000.000 miliardi di euro, che comprendono:
Dati certi
- 1.090.000.000 di euro dalle fondazioni bancarie (oltre 22.000 interventi nel 2024, secondo il rapporto ACRI);
- 520.000.000 di euro del 5×1000 (dato del 2024);
- 1.480.000.000 di euro delle risorse dell’8×1000 (in larga parte destinate alla Chiesa Cattolica);
- 1.900.000.000 di euro delle erogazioni liberali;
Dati stimati
- 1.180.000.000 di euro dalle Fondazioni di Impresa;
- 800.000.000 di euro di lasciti testamentari;
- 5.200.000.000 di euro non dichiarati (soldi donati tramite SMS solidali, crowdfunding, Art Bonus e altri canali che sfuggono alle rilevazioni fiscali);
A questo valore si affianca un altro dato significativo: circa 12.000.000.000 di euro stimati per il valore economico del volontariato, ottenuto dall’analisi dei dati ISTAT e dall’applicazione di una metodologia simile a quella adoperata dal CNEL, come riportato nella ricerca. Questo numero dimostra che una parte importante del sistema di assistenza sociale italiano si basa ancora su attività che raramente vengono considerate nelle analisi economiche tradizionali: un contributo “invisibile” ma reale.
Perché è importante
«Se aumenti la trasparenza nella rilevazione, aumenti anche la propensione di chi vuole contribuire al Terzo settore. Chi dona vuole sapere dove finiscono le risorse e quale impatto producono» aggiunge Rocco, spiegando come una maggiore leggibilità del sistema possa diventare nell’effettivo uno strumento essenziale per attrarre nuovi donatori e consolidare il ruolo della filantropia nella società.
Conoscere i dati significa, per lo Stato e le organizzazioni non profit, avere una rappresentazione più precisa delle risorse che vengono messe in campo dalla filantropia privata, della loro distribuzione e della loro evoluzione nel tempo. Come scrive lo stesso Rocco nella ricerca: «se la filantropia privata vuole rafforzare il proprio ruolo economico e sociale è necessario evolvere da un modello basato su stime indirette a uno fondato su dati rilevati, aggregati, continuativi e comparabili».
Dati rilevati in modo sistematico permettono infatti di comprendere quali ambiti e territori riescono ad attrarre maggiori risorse, quali sono le dimensioni effettive del fenomeno e come queste cambiano nel tempo, offrendo una base più solida per orientare le strategie delle organizzazioni e le politiche pubbliche.
Cosa fare adesso
Come si legge nella ricerca, guardando al futuro prossimo: «Nell’attuale scenario che vede la popolazione del nostro paese invecchiare e l’intervento pubblico nel welfare sempre più limitato dal rigore dei conti, pensiamo che l’ingente trasferimento di ricchezza del prossimo decennio possa rappresentare una leva strategica per il rafforzamento della filantropia.»
In questo contesto, il progressivo trasferimento di patrimoni tra generazioni potrebbe rappresentare un’importante opportunità per il terzo settore. Tuttavia, un ambiente più trasparente è necessario per trasformare quel patrimonio in valore sociale: donatori che sono consapevoli degli enti che sostengono, delle risorse che gestiscono e dei risultati che producono. È la fiducia, prima ancora dei dati, la vera posta in gioco.




