L’educazione sessuale e affettiva a scuola in Italia con WeWorld. Oltre il caso Valditara

«La scuola può rappresentare uno spazio di inclusione o esclusione: quando non valorizza l’espressione individuale e il diritto all’errore, rischia di alimentare disconnessione e marginalità». Queste le parole di Maria Lippiello, ricercatrice dell’Università Federico II di Napoli che ha lavorato alla ricerca di WeWorld Abitare i margini. Non sono lontani, solo fuori dal nostro sguardo che coglie a pieno quanto sia importante creare uno “spazio coraggioso” nella scuola in cui affrontare i problemi e essere liberi anche di sbagliare.

La scuola occupa un ruolo fondamentale nella vita quotidiana dei ragazzi e delle ragazze, i quali, pur diversificandosi per contesto sociale, hanno la possibilità di incontrarsi nello stesso luogo e nello stesso modo. Per questo motivo si parla sempre più spesso di “svecchiare” i programmi e, soprattutto, di dar spazio a momenti di educazione affettiva e sessuale. Facendo fronte anche alle recenti notizie di episodi violenti, è diventato sempre più necessario trovare soluzioni concrete. Perché partire proprio dalla scuola e non solo dalle famiglie è legato alla semplicità che questo canale naturalmente possiede: quello di aprire le menti di chi la frequenta.

L’associazione non profit WeWorld ha condotto ricerche in merito dando voce agli studenti:
– il 49,2% ritiene che questi temi dovrebbero essere affrontati già a partire dalle scuole medie
– il 25,7% sostiene l’importanza di parlarne già alle elementari
– l’1,6% considera la sessualità e l’affettività una questione puramente privata da relegare alle mura domestiche.

Ne risulta che i giovani sentono il bisogno di strumenti, ascolto e aiuto adeguati. Sebbene ad oggi non vi sia alcuna obbligatorietà nelle scuole, dare uno spazio in cui parlarne senza pregiudizio può rispondere alle esigenze dei ragazzi. Per questo motivo, l’associazione stessa si propone di aiutare le scuole nella costruzione di percorsi adatti alle età di riferimento, offrendo un kit affettivo attraverso il quale il giovane può esplorare in una maniera più responsabilmente guidata la propria identità.

Il caso “Valditara”

Come riporta WeWorld, «Il 30 aprile 2025 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha formalizzato, con una direttiva su proposta del ministro Giuseppe Valditara, l’obbligo del consenso scritto delle famiglie per qualsiasi attività scolastica che tocchi sessualità, affettività o identità di genere; a dicembre 2025 la Camera e a inizio 2026 il Senato hanno approvato in via definitiva il disegno di legge che struttura questo impianto, vietando qualsiasi attività specifica su sessualità e affettività nelle scuole dell’infanzia e primarie, e subordinando ogni attività alle medie e alle superiori, anche extracurricolare, a un’informativa dettagliata e a un consenso preventivo scritto delle famiglie, con percorso alternativo garantito per chi non acconsente».

Ad oggi sono state raccolte più di 340.000 firme per il referendum contro la legge Valditara. I promulgatori sostengono che «l’educazione affettiva e sessuale debba essere garantita a tutte le età scolastiche, adattando naturalmente linguaggio e approccio didattico alle diverse fasce d’età degli studenti». Le intenzioni sembrano buone ma, per il momento, non vi sono novità sul nuovo anno scolastico. Resta, ad ogni modo, importante essere consapevoli che del miglioramento della struttura scolastica non ne trarrebbero beneficio solo gli studenti, bensì l’intera società.

Numerosi dibattiti si sono accesi in seguito a tale decisione, anche in merito alla restituzione di responsabilità alla famiglia, la cui preparazione non sempre è sufficientemente adeguata in ambito sessuo-affettivo. In questo modo, si dà per scontato che esista uno spazio di formazione privato che dia le informazioni necessarie e che risolva ogni dubbio anche agli stessi adulti.

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