Il lavoro nel terzo settore. Tutti i dati del report di Job4Good

Il settimo Report dell’Osservatorio Job4Good, che ha analizzato 5.275 posizioni pubblicate da 1.057 organizzazioni nel triennio 2023-2025, fotografa un non profit italiano in trasformazione: più competenze manageriali, più trasparenza sugli stipendi, ma contratti ancora precari.

Competenze e nuove funzioni di governo

Il non profit non cerca più soltanto l’adesione ai propri valori, ma figure capaci di gestire progetti, budget e dati. Nel 2025 le funzioni di governo si confermano dominanti: il Fundraising guida la classifica con il 12,20%, seguito dal Project Management all’11,69% (protagonista di un forte rimbalzo rispetto al 2024 con un guadagno di oltre 2 punti percentuali nel solo 2025) e dall’Amministrazione al 9,58%.  Emergono nuove aree come l’IT (0,73%, assente nel 2023) e la Sostenibilità ed ESG, quadruplicata in due anni. Al contrario, l’area storica del Cooperante subisce un declino costante, quasi dimezzandosi dal 13,17% del 2023 al 7,33% del 2025.

Anche l’accesso dei giovani riflette questo cambiamento: stage e tirocini si concentrano principalmente nel Fundraising (27,95%), nel Digital & Social Media (12,60%) e nell’Amministrazione (10,96%), a conferma che il primo ingresso nel sociale avviene sempre più spesso dietro una scrivania digitale che non direttamente che sul campo. Resta intanto una forte discrepanza tra la domanda delle organizzazioni e l’offerta formativa e retributiva per i profili di cura. Nonostante l’emergenza nazionale legata alla carenza di educatori, la richiesta di queste figure è salita costantemente, raggiungendo il 7,80% nel 2025.

Il nodo contrattuale e la trasparenza retributiva

La crescente professionalizzazione si scontra con la fragilità dei contratti. L’ingresso nel settore avviene quasi sempre a termine, anche per ruoli destinati a durare nel tempo. Nel 2025, i contratti a tempo determinato sono saliti al 35,6% (erano al 28,5% nel 2023) e i co.co.co. si attestano al 19,8%, mentre il tempo indeterminato rimane fermo al palo con un marginale 7,6%.

Il dato chiave: i contratti a tempo indeterminato nel Terzo Settore restano bloccati al 7,6%, evidenziando una persistente precarietà all’ingresso.

Novità positive arrivano invece sul fronte della trasparenza retributiva, in vista del recepimento della Direttiva UE 2023/970. Gli annunci che riportano informazioni economiche sono saliti dal 20% al 27,5% (con la RAL esplicitata al 12,4%). Sebbene tre annunci su quattro non indichino ancora lo stipendio, il Terzo Settore si posiziona più avanti rispetto al comparto privato italiano, dove solo un’azienda su sei dichiara la retribuzione. Un adeguamento che conviene agli stessi enti, dato che la trasparenza genera fino al 35% in più di candidature pertinenti.

Geografia del settore

A livello territoriale, la domanda di lavoro risulta fortemente polarizzata: Milano catalizza il 36,27% delle posizioni e Roma il 21,10%. Il Nord-Ovest nel complesso assorbe quasi la metà delle ricerche nazionali (49,9%), a fronte di un Sud e Isole che si fermano ad appena l’1,9%. Il profilo dei candidati sulla  piattaforma Job4Good rimane prevalentemente giovane (fascia d’età 18-35 anni) e a netta trazione femminile (64%).

I dati raccontano un settore che si professionalizza rapidamente, ma fatica ancora a offrire stabilità contrattuale.

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