Palestre scolastiche aperte alle associazioni sportive

È stata approvata all’unanimità in Parlamento — fatto tutt’altro che scontato — la legge proposta dal deputato Mauro Berruto che apre le palestre delle scuole alle associazioni e alle società sportive dilettantistiche locali negli orari extracurricolari. Non solo nei pomeriggi e nelle serate dei giorni di lezione, ma anche durante i periodi di chiusura scolastica, compresi i tre mesi estivi.  

La novità più significativa riguarda il potere decisionale: non sarà più il dirigente scolastico ad avere discrezionalità sull’apertura degli impianti, ma saranno Province, Città metropolitane e Comuni, ovvero i veri proprietari degli edifici, a decidere come e quando concedere in uso le palestre. Un’inversione importante dell’onere della responsabilità che punta a rendere uniforme sul territorio nazionale una pratica finora affidata alla buona volontà dei singoli. L’on. Berruto aveva infatti rilevato come il sistema funzionasse già in modo virtuoso in molti Comuni, ma in altrettanti fosse del tutto assente, generando disparità difficilmente giustificabili anche tra realtà confinanti.

La legge prevede inoltre la possibilità di incentivare la riqualificazione degli impianti da parte di soggetti senza scopo di lucro: chi investe nel miglioramento delle strutture potrà ottenere un uso gratuito proporzionale agli investimenti riconosciuti. Un meccanismo che potrebbe tradursi in strutture migliori anche per gli studenti che le utilizzano quotidianamente, ferma restando la priorità alle attività didattiche.

Scuole aperte per operare in rete

Dietro questa legge c’è però una storia più lunga, che parte da Milano e da una figura che ne è stata il precursore: il professor Giovanni Del Bene, dirigente scolastico ora in pensione, ma ancora molto attivo nel sociale e responsabile del programma Scuole Aperte del Comune di Milano. 

Anni fa Del Bene aveva intuito l’enorme spreco rappresentato dal patrimonio immobiliare scolastico italiano: palestre e scuole che ogni pomeriggio, ogni sera, ogni estate restano chiuse e inutilizzate. Aveva dunque tentato di aggirare legalmente gli ostacoli normativi esistenti, costruendo una rete di collaborazione tra scuola, associazioni di genitori e realtà del Terzo settore. La sua battaglia, partita dal Municipio 8 di Milano, aveva poi ispirato il progetto Scuole Aperte Partecipate in Rete, oggi attivo in 14 città italiane.

Ora che la legge è fatta, Del Bene guarda al futuro con curiosità e speranza, ma anche con realismo. Rimangono nodi concreti da sciogliere: le spese per il personale ATA, le pulizie, gli adempimenti assicurativi. Perché la norma funzioni davvero, sarà indispensabile fornire indicazioni burocratiche e amministrative chiare, che guidino i potenziali fruitori senza farli inciampare nei regolamenti. La strada è tracciata; resta da percorrerla bene.

L’approvazione unanime della legge manda un segnale chiaro: lo sport è un bene comune, e le infrastrutture pubbliche devono servirlo. Ora la sfida si sposta dall’aula parlamentare alle strade, ai quartieri, agli uffici comunali. 

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