A dicembre 2025 è stato approvato il decreto legge che riconosce ufficialmente le competenze acquisite dai volontari di enti del terzo settore.
Cosa ci dice la legge
Il Sistema nazionale di Certificazione delle Competenze dal 2026 valuterà l’esperienza di volontariato come parte integrante della carriera formativa e professionale di ogni persona. In questo senso, verrà riconosciuta la formalità dell’attività volontaria e le skills che si sono apprese. Parliamo principalmente di teamworking, comunicazione efficace, problem solving, gestione del tempo e dei conflitti, empatia, ascolto e relazione con l’altro.
Le competenze acquisite potranno essere spese sia come crediti formativi nella propria carriera universitaria e scolastica sia come titoli aggiunti nei concorsi pubblici, oltre che rappresentare importanti abilità da inserire nel curriculum vitae.
Questi i requisiti per il riconoscimento dell’attività volontaria: svolgere almeno 60 ore in 12 mesi, essere seguiti da un tutor e completare almeno il 75% delle attività previste, infine ricevere un’attestazione dall’ente del terzo settore.
Una nuova responsabilità per gli ETS
Un importante traguardo sia per gli enti del terzo settore sia per i tanti volontari, soprattutto per i più giovani.
Agli ETS viene riconosciuto ufficialmente (e diciamo anche finalmente) un ruolo di certificazione che genera un impatto: sono infatti chiamati ad attestare competenze che poi potranno venire spese anche a beneficio della comunità. Inoltre agli ETS viene riconosciuta una responsabilità formativa, relazionale e sociale, oltre che un ruolo che tocca anche l’ambito profit, dove i volontari potranno spendere parte delle competenze acquisite grazie alla loro opera nel terzo settore.




