Il 2024 conferma una buona notizia: noi italiani continuiamo ad essere generosi! Dopo il periodo difficile della pandemia, le nostre abitudini di aiuto alla comunità si sono mantenute positive, come ci rivela l’ottavo “Rapporto Noi doniamo“. Anche se i dati non sono eclatanti, mostrano comunque una crescita lenta e stabile. Le realtà del non profit infatti faticano a trovare nuovi donatori (una su tre).
Il “Rapporto Noi doniamo” è la fotografia annuale del dono in Italia, scattata dall’Istituto Italiano della Donazione (IID) e presentata in occasione del Giorno del Dono 2025, che mostra quanto il desiderio di donare degli Italiani sia tenace, se incoraggiato e promosso, soprattutto tra i giovani.
Cosa intendiamo quando parliamo di donare?
Il Rapporto Noi Doniamo indaga tre tre modi di donare:
- Donare il proprio tempo facendo volontariato, che si rivela in crescita, con particolare partecipazione dei giovani (la fascia 18–19 anni è ai massimi livelli): «La motivazione che porta i giovani a donare è la dimensione sociale che sembra contare più della dimensione individuale. Nella decisione di donare conta innanzitutto la sensibilità a una specifica causa. La donazione è vissuta come opportunità di contribuire al bene comune e di “fare la differenza”. La gratificazione personale – il “sentirsi bene con sé stessi” per aver fatto qualcosa di buono – è presente e agisce come rafforzamento della motivazione sociale»
- Donare denaro per sostenere cause che ci stanno a cuore: una crescita generale, tranne per le donazioni informali che calano. Si tratta di quelle che non passano attraverso le organizzazioni non profit (ONP), ma arrivano direttamente ai beneficiari.
- Donazioni biologiche come sangue, organi o tessuti che sono in crescita su tutti i fronti.
In generale la raccolta fondi è stabile con lievi segnali di crescita e con ONP che investono sempre di più in strumenti digitali, anche se ci sono ampi margini di miglioramento. Per ognuno di questi tipi di generosità, il Rapporto ci dice quanti Italiani lo fanno davvero e quanti sono disposti a farlo, con dati dettagliati e approfondimenti curati da esperti. Per rilevare la voce delle persone, sono state utilizzate tre grandi ricerche: quella di Doxa chiamata “Italiani solidali” (che ha intervistato 2.000 persone), quella dell’Istat “Aspetti della vita quotidiana” (che ha coinvolto 20.000 famiglie e 50.000 cittadini), e l’Italy Giving Report di Vita Non Profit Magazine.
Di seguito la sintesi del rapporto che ha condiviso l’Istituto Italiano della Donazione.
Donazioni: timidi ma costanti segnali di ripresa
Nel 2024 (dati Istat) il numero di italiani di età maggiore di 14 anni che hanno donato denaro ad un’associazione almeno una volta nell’ultimo anno è aumentato di 0,6 punti percentuali, attestandosi all’11,6% in confronto all’11% nel 2023: questo dato, tradotto in valore assoluto, attesta che in Italia ci sono 6.021.000 di donatori. L’Italy Giving Report del magazine Vita, che si basa sulle dichiarazioni dei redditi 2023 riferite all’anno di imposta 2022, registra un considerevole aumento delle donazioni: +9,83% per un totale di quasi 7 miliardi e mezzo di euro donati. Il numero dei donatori è ancora limitato rispetto al totale dei contribuenti, ma in costante aumento: 2.130.739 atti donativi, il 6% in più rispetto all’anno prima.
Donazioni informali
L’analisi realizzata da Doxa registra invece una diminuzione delle donazioni informali nel 2024 pari a un decremento di 5 punti percentuali della quota di coloro che, nei 12 mesi precedenti, hanno effettuato almeno una donazione informale, passando da 55% al 50%: solo un Italiano su due ha donato in modo informale nel 2024. In particolare le voci che hanno visto una maggiore diminuzione sono le donazioni in contanti a persone bisognose/elemosina (che passano dal 19% al 16%), le raccolte informali sia a carattere non religioso (dall’11% al 9%) che religioso (dal 9% al 7%), ma lo stacco più netto si ha per le collette a fronte di emergenze: un dato che si dimezza, passando dal 18% al 9%. Questo risultato è indubbiamente influenzato dal fatto che, fortunatamente, il 2024 non ha visto l’imporsi di eventi drammatici, come invece accaduto negli anni precedenti a causa di Covid, terremoti, emergenze umanitarie, ecc.
Età, genere e profili dei donatori
I dati Istat mostrano che la percentuale più alta di donatori in Italia, il 15,6%, ha un’età compresa fra i 65 e i 74 anni, seguita rispettivamente dai 55-59enni (13,9%), dai 45-54enni (13,8%) e dai 60-64enni (13,3%). È facile quindi sintetizzare che, all’aumentare dell’età, aumenta il numero di donatori, in particolare dai 45 anni (età della stabilizzazione famigliare e professionale) in poi, con un picco tra i 65-74enni, per poi ridiscendere per gli over 75. Parallelamente, la propensione a donare diminuisce con l’abbassarsi dell’età, un dato sicuramente influenzato dalla minore disponibilità economica: infatti, tra i donatori italiani l’11,9% ha 35-44 anni, l’8,6% 25-34 anni, il 5,2% 20-24 anni, il 4,4% 18-19 anni e 1,6% 14-17 anni.
Per quanto riguarda il genere si evidenzia un leggero sorpasso delle donne rispetto agli uomini: le donatrici sono l’11,9% della popolazione femminile, contro l’11,2% degli uomini, su un dato nazionale di 11,6%. La differenza più marcata si ha fino ai 60 anni, per poi invertire la rotta a favore degli uomini in tarda età. Interessante notare che il maggiore stacco in assoluto è dato dalla fascia 18-19 anni, dove il sorpasso femminile è di quasi 4 punti percentuali: 6,2% contro 2,5%.
Tra i donatori, anche i dati Doxa evidenziano una prevalenza di donne rispetto agli uomini sia per le donazioni informali (57% donne, 43% uomini) che per quelle formali (56% donne, 44% uomini). Relativamente al titolo di studio, la quota maggioritaria è rappresentata da laureati (23,7%), in crescita rispetto al 22,8% del 2023), seguiti da chi ha conseguito un diploma di scuola superiore (12,2% rispetto al 12,1% dell’anno precedente), la licenza di scuola media (6,2% in confronto al 5,5% del 2023) e la licenza elementare o nessun titolo di studio (5,8% rispetto al 4,9% dell’anno precedente).
Classifica regionale
Secondo dati Istat, le percentuali di donatori rispetto alla propria popolazione di riferimento, a livello geografico, assegnano il primo posto al Nord che registra il 14,1% di donatori, rispetto a un dato nazionale dell’11,6% (il 13,7% nel Nord-ovest, 14,5% nel Nord-est), a seguire il Centro con il 13,6%, chiudono la classifica il Sud (7%) e le Isole (6,7%). Da sempre, il Trentino-Alto Adige è la regione con la quota più alta di donatori rispetto alla totalità dei residenti, con il 22,6%.
Raccolte fondi da parte delle associazioni
Ogni anno IID monitora la situazione delle organizzazioni non profit che migliorano, peggiorano o mantengono stabili le proprie entrate totali e, in particolare, la raccolta fondi: quest’anno hanno partecipato all’indagine 376 Organizzazioni Non Profit (ONP). I risultati del 2024 confermano una situazione di stabilità rispetto all’anno precedente, seppur con piccoli margini di crescita negli ultimi due anni: il 41% del campione ha registrato un incremento di entrate totali (38% nel 2023); il 19% denuncia un decremento (24% nel 2023) e il 40% conferma una sostanziale stabilità (38% nel 2023).
Fonti di entrata e strumenti delle associazioni
La fonte di maggiori entrate nella raccolta fondi da individui si conferma essere l’erogazione liberale da persone fisiche (63%), seguita da un minore impatto del 5×1000 (36% vs il 39% del 2023). In lieve miglioramento rispetto all’anno precedente le entrate provenienti da aziende: il 31% registra un aumento (27% nel 2023). Ma forse il dato più significativo è il 63% (vs 59% del 2023) di enti che dichiara di non avere entrate di raccolta fondi da aziende.
Guardando gli strumenti di raccolta fondi si evidenzia un sostanziale ritorno alla predilizione per iniziative in presenza. Infatti, tra gli strumenti maggiormente utilizzati perché ritenuti efficaci, ai primi posti troviamo banchetti/eventi di piazza con il 40% ed eventi in generale con il 30%, confermando una tendenza che si va affermando nel post Covid.
Donazioni digitali
Si riporta un dato tratto dall’Indagine sulle raccolte fondi digitali, promossa da Nexi in collaborazione con l’Osservatorio sul dono e realizzata da IID nel novembre 2024. L’indagine ha scattato una fotografia degli strumenti digitali utilizzati dalle associazioni per raccogliere fondi per mettere in evidenza e analizzare le principali tendenze, le barriere ancora presenti e le opportunità legate all’adozione di tali strumenti per donare. Dall’indagine emerge che, nelle iniziative in presenza, lo strumento ancora oggi più utilizzato è il denaro contante per il 44% dei rispondenti, seguito dal POS per il 17% e dalle piattaforme di pagamento digitali per il 10%.
I dati aggiornati contenuti nel report presentato oggi ci dicono che gli strumenti digitali per raccogliere fondi (non solo iniziative in presenza ma in generale) sono utilizzati dal 49% del campione, in crescita del 7% rispetto al 2023; tra questi il 70% raccoglie tramite bonifico bancario online, seguito dalle piattaforme di pagamento digitali per il 44%, dal POS per il 29% e dalla carta di credito per il 22%.
Il bilancio degli enti non profit
Si segnala infine che, guardando le non profit iscritte al Runts (il 92% del campione), il 44% non pubblica il bilancio sul proprio sito, ma si limita a farlo, come obbligo, nel Runts stesso, dove il donatore non ha famigliarità alla consultazione. Il dato che più colpisce è il fatto che la maggior parte di queste sono realtà di grandi dimensioni.
Come già evidenziato in tutte le indagini condotte, la maggiore barriera alla donazione risulta essere proprio la scarsità delle informazioni e la percezione che gli enti comunichino troppo poco, dimenticando che tra gli strumenti di consultazione c’è proprio il sito o le pagine social dell’ente. L’IID, forte di questa consapevolezza, ha reso obbligatorio sin dall’inizio della sua attività, la pubblicazione del bilancio e delle diverse rendicontazioni sui siti delle associazioni che aderiscono a www.iodonosicuro.it, quale elemento di garanzia per il donatore.
La ripresa del volontariato
I dati Istat mostrano, nel 2024, una crescita sostanziale delle persone che svolgono attività gratuite in associazioni di volontariato, passando dal 7,8% all’8,4%. In lieve aumento anche il numero di coloro che svolgono attività in associazioni non di volontariato, che passano dal 2,4% del 2023 al 2,7% del 2024, lo stesso livello di impegno che era stato registrato nel 2022.
In numeri assoluti abbiamo 4.346.000 persone (311.000 in più rispetto al 2023) che fanno volontariato in associazioni di volontariato, da sommarsi a 1.388.000 persone che svolgono attività in associazioni non di volontariato (138.000 in più rispetto al 2023). In totale parliamo di quasi 6 milioni di volontari in Italia (5.734.000 persone), un numero molto simile a quello dei donatori di risorse economiche (6.021.000).
Le persone che svolgono attività gratuite in associazioni di volontariato vedono la quota più alta fra i giovani nella fascia 18-19 anni (10,1%), seguita poi, nell’ordine, da quella 65-74 anni (9,9%, in crescita di 0,2%), 44-54 anni (9,5%), 60-64 anni (9,2%), 20-24 anni (9%), 35-44 e 55-59 anni (entrambi all’8,4%), 14-17 anni (6,5%) e over 75 (5,1%). Meno marcate le differenze di età fra chi svolge attività gratuite in associazioni non di volontariato.
Le donne del volontariato
Si evidenzia la preminenza delle donne rispetto agli uomini fino ai 65 anni, per poi invertire la rotta. È probabile che questo dato dipenda dal fatto che gli uomini, raggiunta l’età della pensione, abbiano più tempo a disposizione rispetto a prima, al contrario l’impegno delle donne resta pressoché costante. Interessante notare che il maggiore stacco in assoluto è dato dalla fascia 18-19 anni, dove le ragazze staccano di 4,3 punti percentuali i ragazzi: 12,2 contro 7,9. Negli anni a seguire, la percentuale femminile oscilla leggermente ma rimane sempre in linea o superiore al dato nazionale fino al settantaquattresimo anno d’età.
I giovani e il dono: La donazione uno strumento per cambiare il mondo
Dai dati Istat emerge chiaramente come la propensione alla donazione economica aumenti con l’aumentare dell’età, infatti la fascia dei giovani (identificata nei 14-35enni) dona meno rispetto alle altre, sicuramente a causa di una inferiore disponibilità economica. Ma cosa sappiamo davvero delle preferenze, modalità e propensioni degli under 35?
In valori assoluti, i giovani che donano sono 773.000 e rappresentano il 12,8% dei donatori totali; di questi 355.000 sono maschi, 417.000 femmine. Per quanto riguarda il volontariato in associazioni di volontariato, gli under 35 superano il milione di persone, arrivando a 1.031.000, di cui 53,4% sono femmine e 46% maschi. A questi, se sommiamo i giovani della stessa fascia d’età che fanno attività in associazioni non di volontariato (368.000), arriviamo a 1 milione e 400 mila giovani volontari. In percentuale sul totale dei volontari in Italia (in associazioni di volontariato) possiamo dire che gli under 35 sono il 24% sul totale dei volontari, una percentuale doppia rispetto a quella dei coetanei che donano risorse economiche.
Le donazioni di sangue ed emocomponenti nell’anno 2024 sono state complessivamente oltre 3 milioni, con una crescita dell’1,1% rispetto al 2023. Un risultato che si è potuto ottenere grazie a una platea di 1,67 milioni di donatori di sangue ed emocomponenti iscritti per la gran parte alle quattro principali associazioni: AVIS, Croce Rossa Italiana, FIDAS e FRATRES. In aumento anche le donazioni di plasma, la parte liquida del sangue, necessaria alla produzione dei cosiddetti farmaci plasmaderivati. Nel 2024 la raccolta in Italia è stata da record, tanto da superare la soglia delle 900 tonnellate, con un aumento del 3% rispetto al 2023.
Il Centro Nazionale Trapianti ha sottolineato come il 2024 sia stato un anno di primato anche per la donazione e il trapianto di tessuti, oltre che di organi. La conferma arriva dal report annuale: le donazioni di cornee, cute, tessuto muscolo-scheletrico e delle altre tipologie di tessuto umano hanno raggiunto quota 15.487 prelievi, il numero più alto mai realizzato in un anno, con un’ulteriore crescita (+1%) rispetto al record segnato nel 2023. Ancora migliore il dato se si guarda ai trapianti: nel 2024 gli interventi effettuati sono stati 25.872, il 3,7% in più rispetto all’anno precedente. Alla data dell’8 aprile 2025 le dichiarazioni in vita depositate nel sistema informativo trapianti erano 22,3 milioni: 15,5 milioni di consensi e 6,8 milioni di opposizioni.
Raccolta fondi 2024: criticità
L’analisi dei dati rappresenta dunque una situazione di sostanziale continuità rispetto all’anno precedente, anche se appaiono ancora più timidi i segnali di leggera ripresa del terzo settore che si erano registrati nel 2023. Da segnalare tuttavia l’aumento delle criticità registrate relativamente ai donatori. Per il 35% del campione non si trovano nuovi donatori (28% nel 2023), per il 37% i donatori donano di meno (24% nel 2023) e per l’11% vengono meno i donatori fedeli (7% nel 2023). Di forte impatto anche la concorrenza di Onp simili (28%) e la difficoltà di trovare nuove strategie innovative (22%).
Si registra una riduzione delle Onp che dichiarano di non aver utilizzato strumenti digitali di raccolta fondi: il 51% rispetto al 58% nel 2023. Per il 34% dei rispondenti sono rimaste stabili o variate marginalmente (28% nel 2023), per il 12% sono aumentate sensibilmente mentre solo per il 4% sono diminuite sensibilmente (7% nel 2023). L’utilizzo di strumenti di raccolta fondi digitali risulta essere diffuso soprattutto tra le Onp di grandi dimensioni e con personale dedicato al fundraising. Tra gli strumenti digitali che le organizzazioni non profit vorrebbero introdurre e mettere a disposizione dei donatori emergono: piattaforma di pagamento digitale (29%), donazioni dal sito internet dell’Onp (28%) e piattaforme di crowdfunding (24%)
Intelligenza Artificiale
Tra le ONP intervistate si rileva un timido ingresso di questa tecnologia, utilizzata dal 25% del campione nelle diverse attività. L’ambito in cui l’utilizzo dell’Ai è dominante, all’interno delle aree gestionali delle ONP, è la comunicazione (77%) Gli aspetti negativi rilevati risultano essere marginali, segno che chi ha approcciato questa tecnologia ne ha colto soprattutto le potenzialità. Si evidenzia la presenza di errori e imprecisioni (9%) e la necessità di controllare sempre le informazioni e i dati prodotti dall’AI (5%).




