L’impatto dell’Intelligenza Artificiale sulla società e sull’ambiente

Possiamo impreziosire il nostro bagaglio di conoscenze grazie a ricerche solide e avanzate curate da Friend of the Earth, uno schema di certificazione internazionale per l’agricoltura e l’allevamento sostenibili che è stato sviluppato all’interno delle linee guida del Sustainability Assessment of Food and Agriculture Systems (SAFA) dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) e i cui principi sono basati sulla salvaguardia e la protezione dell’intero ecosistema. Scopo dell’intenso lavoro è influenzare i decisori politici e contribuire a promuovere il cambiamento per un futuro migliore.

In particolare, un tema molto attenzionato è quello di sfruttare l’utilizzo – corretto e responsabile – dell’intelligenza artificiale a favore della giustizia ambientale; in merito, sono stati stilati principi e linee guide e allo scopo di orientare gli attivisti verso la giustizia climatica e i diritti digitali e, intanto, promuovere la sostenibilità, l’uguaglianza e i diritti umani nell’ambito digitale.

Le politiche adottate

L’innovazione dell’intelligenza artificiale è un crescendo che sta contaminando sempre più gli ambiti appartenenti alla società in cui viviamo: dalla pubblica amministrazione al settore sanitario, fino all’industria manifatturiera e alle industrie creative. Sono tanti i benefici emersi da queste ricerche, ma non solo: vi sono anche sei rischi, come l’enorme impatto ambientale del suo funzionamento e la preoccupazione che alcuni settori della società vengano esclusi.

Uno dei produttori creativi che ha seguito le ricerche, sostiene la politica del “giusto quanto basta“, consiglia quindi un uso moderato della tecnologia, un sufficiente consumo energetico e un adeguato utilizzo dell’intelligenza artificiale per ciò che vogliamo e dobbiamo fare.

Le Big Tech – ovvero le aziende tecnologiche più grandi, potenti e influenti al mondo, che spesso dominano diversi settori del mercato – hanno adottato modelli di business e pratiche che hanno cambiato il tessuto della società, ricavandone certamente dei vantaggi, ma anche degli svantaggi: alcuni attivisti sostengono che determinati social media potrebbero incoraggiare un rapporto malsano con il cibo e mettere in crisi le persone che soffrono di disturbi alimentari come l’anoressia o la bulimia. Altri attivisti, invece, sono preoccupati della disinformazione che circola molto spesso sul web.

Le Big Tech hanno spesso ignorato esplicitamente i pareri degli esperti sull’impatto psicologico e sociale di queste tecnologie. Allo stesso modo, anche l’intelligenza artificiale può essere accusata di ignorare l’impatto sulla società moderna, perciò gli attivisti e le organizzazioni non profit incoraggiano a utilizzare questo nuovo sistema in maniera più cauta, promuovendo la trasparenza e la responsabilità nei sistemi di intelligenza artificiale e garantendo che siano progettati e utilizzati nel rispetto dei diritti umani e della sostenibilità ambientale

Consumo energetico e intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale viene impiegata per fronteggiare l’emergenza climatica e per minimizzare il consumo energetico. Ad esempio, le Nazioni Unite discutono l’utilizzo di modelli predittivi basati sull’apprendimento automatico per comprendere meglio l’impatto climatico sulle società. Altre aziende, invece, usano tecnologie IA per prevenire incendi boschivi, promuovere la riforestazione e migliorare i sistemi di allerta precoce. Inoltre, l’IA contribuisce anche a rendere più efficiente l’uso delle batterie e la gestione delle reti elettriche, favorendo la decarbonizzazione delle infrastrutture.

Ciononostante, nessuna di queste aziende sta usufruendo dell’intelligenza artificiale generativa – un tipo di intelligenza artificiale in grado di creare contenuti “originali”, come testo, immagini, audio, video o codice, in risposta a richieste o stimoli dell’utente – per il clima, neppure per affrontare l’aumento di consumo energetico dei data center. Inoltre, l’accesso limitato ai dati delle Big Tech rende complesso valutare l’impatto totale dell’IA generativa, nonostante gli sforzi di attivisti come Sasha Luccioni per sviluppare modelli di analisi.

Giornalisti che operano nel settore ambientale e tecnologico rimarcano insistentemente il notevole consumo energetico associato a modelli di intelligenza artificiale generativa come ChatGPT. Evidenziano che il consumo di energia e acqua per il funzionamento e il raffreddamento dei data center sta crescendo a dismisura a causa dell’intelligenza artificiale e che entro il 2027 il settore avrà la 
stessa domanda energetica annua dei Paesi Bassi. 

Il numero di data center è cresciuto esponenzialmente, si è passati da 500.000 nel 2012 a oltre 8 milioni nel 2024, con un consumo energetico che raddoppia ogni quattro anni, in parte grazie all’intelligenza artificiale. Nonostante le grandi aziende tecnologiche enfatizzino l’uso di energie rinnovabili, queste tendono ad assorbire nuove risorse energetiche, limitandone la disponibilità per altri settori. Un esempio emblematico è l’Irlanda, dove, tra il 2017 e il 2023, tutta la produzione aggiuntiva di energia eolica è stata destinata ai data center.

La crescita dell’intelligenza artificiale ha aumentato la domanda di energia, incentivando l’uso di combustibili fossili e alimentando l’interesse per l’energia nucleare. Le Big Tech promuovono l’uso dell’intelligenza artificiale nell’industria dei combustibili fossili per ottimizzare l’estrazione, contribuendo alla domanda energetica. Indubbiamente, questo scenario danneggia l’ambiente senza offrire soluzioni sostenibili. Tuttavia, l’Unione Europea sta introducendo normative per migliorare la trasparenza sulle emissioni e sui loro impatti ambientali. Nel 2024 è entrata in vigore la Direttiva europea sulla rendicontazione della sostenibilità aziendale (CSRD), che obbliga le grandi aziende a segnalare i rischi e gli impatti sociali e ambientali. Inoltre, la legge europea sull’intelligenza artificiale (IA Act) richiede la divulgazione dell’impatto ambientale dei modelli di intelligenza artificiale e queste norme potrebbero responsabilizzare le Big Tech sul loro impatto ambientale.

L’impatto sulla natura e sull’ambiente

L’intelligenza artificiale è coinvolta in progetti di conservazione e controllo di parassiti, sfruttando tecnologie come visione artificiale (l’insieme dei processi che mirano a creare un modello approssimato del mondo reale) e intelligenza predittiva (utilizza l’analisi statistica e l’apprendimento automatico per prevedere eventi futuri basandosi sui dati storici). Tuttavia, il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale generativa ha amplificato il consumo energetico e idrico, aggravando la scarsità di risorse come acqua dolce, soprattutto nelle aree già colpite dalla siccità. I data center competono con le comunità locali per le risorse idriche, mettendo a rischio biodiversità ed ecosistemi. Inoltre, l’estrazione di minerali come cobalto, rame e tungsteno sta portando direttamente a sfruttamento, violenza e sfollamento di persone nella Repubblica Democratica del Congo. Per affrontare questi problemi, è doveroso puntare su tecnologie pulite, soluzioni cicliche nell’uso delle risorse e normative chiare.

L’impatto sui diritti e sulla giustizia

L’aumento dell’uso delle risorse tecnologiche da parte delle Big Tech colpisce in modo sproporzionato le comunità già vulnerabili alla crisi climatica, spesso svantaggiate da infrastrutture insufficienti e disuguaglianze sistemiche. L’espansione dell’intelligenza artificiale diffonde pratiche discriminatorie e forme di sfruttamento che amplificano disuguaglianze razziali, di genere e lavorative, contribuendo al collasso degli ecosistemi e al colonialismo ambientale. Le organizzazioni non profit devono continuare a chiedere trasparenza alle Big Tech, sollevando preoccupazioni sulle connessioni tra lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e il suo impatto negativo, sia ambientale che sociale.

Principi e linee guida

Sono stati sette i principi redatti per promuovere politiche e normative che proteggano i più vulnerabili della società, come coloro che sono già a rischio di disuguaglianze sistemiche o come chi svolge un lavoro precario, beneficiando al contempo dei modi in cui l’intelligenza artificiale può aiutarci.

  1. La curiosità verso l’intelligenza artificiale crea opportunità per scelte migliori: ci incoraggia quindi a riconoscere che esistono tipi di IA che possono aiutarci a trovare soluzioni nuove e innovative ai problemi che già affrontiamo. Collaborare con le comunità per discutere e interrogarsi su come si possa o si voglia utilizzare l’IA e, soprattutto, se un progetto dovrebbe utilizzarla, sono passaggi essenziali per un uso etico dell’oggetto in questione.
  2. La trasparenza nell’utilizzo, nei dati e negli algoritmi crea fiducia: solo attraverso una completa trasparenza potremo comprendere appieno i meccanismi con cui la tecnologia ci influenza.
  3. Chiedere conto alle aziende tecnologiche e ai governi significa agire in modo responsabile: considerati gli ingenti investimenti e le dimensioni coinvolte nella costruzione di infrastrutture e politiche per l’IA generativa, la maggior parte degli interventi necessari deve provenire dagli Stati nazionali. Tuttavia, ci sono ruoli anche per singoli individui, ONG e altre organizzazioni eticamente responsabili. È necessario lavorare insieme per intraprendere un’azione collettiva, esercitando pressione sulle Big Tech e sui governi affinché introducano quadri normativi e normative che proteggano le persone e l’ambiente.
  4. Includere voci diverse rafforza il processo decisionale in materia di intelligenza artificiale: essere inclusivi è un atto intenzionale che incorpora una gamma di prospettive per garantire che le voci emarginate vengano ascoltate. Per contribuire a costruire società giuste ed eque, è opportuno impegnarsi per impedire che ulteriori pregiudizi e disuguaglianze esistenti si consolidino nei sistemi di intelligenza artificiale. Affinché l’inclusività svolga un ruolo centrale nello sviluppo e nell’uso dell’intelligenza artificiale, è utile un approccio narrativo.
  5. La sostenibilità nei sistemi di intelligenza artificiale aiuta a ridurre l’impatto ambientale e a proteggere gli ecosistemi naturali: si dovrebbero promuovere modelli di intelligenza artificiale efficienti dal punto di vista energetico e si dovrebbe adottare un approccio che riduca i danni ambientali e sociali in ogni fase del ciclo di vita dell’intelligenza artificiale.
  6. La collaborazione comunitaria nell’ambito dell’intelligenza artificiale è fondamentale per la resilienza planetaria: la tecnologia è uno strumento che le comunità possono utilizzare per creare un mondo migliore, ma è la solidarietà che guida verso questo fine. È utile incoraggiare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale in base alle esigenze delle comunità e del nostro pianeta, non solo alle forze di mercato.
  7. Promuovere un approccio intersezionale sostiene un’intelligenza artificiale umana: gli attivisti per i diritti digitali e le comunità per la giustizia ambientale presentano significative sovrapposizioni con altri gruppi. Promuovendo la collaborazione tra i settori e integrando quadri basati sulla giustizia e sui diritti nello sviluppo e nella promozione dell’intelligenza artificiale, è possibile esercitare una pressione più integrata sui decisori governativi e aziendali.

Le organizzazioni non profit si stanno adoperando per capire quali scelte etiche adottare quando si trovano ad affrontare grandi problemi sistemici e strutturali, perciò è utile trovare il modo di orientarsi in quello che è un panorama al tempo stesso entusiasmante e preoccupante, guidato dall’incontenibile intelligenza artificiale.

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